“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Sabato, 27 Ottobre 2018 00:00

“Walking the Line”, quel confine che non c’è

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L’alzata in volo dell’aviazione militare israeliana, con l’obiettivo di annientare quella egiziana, alle 7.45 di quel lontano 5 giugno 1967, segna l’avvio di un conflitto destinato a riscrivere l’intera regione: nel giro di pochi giorni le truppe israeliane occupano la Cisgiordania, la parte orientale di Gerusalemme, la Striscia di Gaza, le alture del Golan e la penisola del Sinai. “Da quel momento, l’occupazione militare e le sue infinite violazioni diventeranno, nella narrazione dominante, una conseguenza accidentale e necessaria nella lotta di Israele per la sua sopravvivenza”.

A cinquant’anni di distanza da quell’estate del 1967 i giornalisti Christian Elia e Cecilia Dalla Negra e il fotografo Gianluca Cecere hanno percorso “quel confine che poteva e doveva essere, senza essere stato mai” raccogliendo ritratti e luoghi “per incrociare le memorie personali e quelle collettive. Una raccolta di voci, incontrate lungo il cammino, per riportare la narrazione a coloro che – per cinquanta anni – sono stati l’oggetto del racconto, facendoli tornare soggetto, cogliendo nell’alternanza tra gente comune e intellettuali quale sia la radicata relazione tra memoria personale e collettiva”.
Il volume fotografico Walking the Line. Palestina e Israele, lungo il confine che non c’è (2018), edito da Milieu, raccoglie questo interessante reportage realizzato da Elia, Dalla Negra e Cecere. I grandi temi del conflitto, vengono raccontati attraverso le immagini di volti e luoghi simbolici e con le memorie “sia della comunità occupata, che in assenza di uno Stato ha generato un’identità collettiva nel racconto, sia nella comunità occupante, per capire come in fondo nessuno si salvi dall’occupazione”.
Michel Warschawski, nella Prefazione scritta per il libro, si chiede se dopo mezzo secolo di occupazione militare e coloniale della Cisgiordania abbia ancora un senso parlare di Linea Verde, come era stata chiamata “la frontiera tra Israele e quello Stato di Palestina che ancora oggi milioni di persone aspettano ancora possa vedere la luce”. La presenza coloniale sul lato orientale rende quasi impossibile agli stessi israeliani di indicarla; non a caso “la prima ondata di colonizzazione è stata fatta esattamente in prossimità della Linea Verde, con il chiaro obiettivo di cancellarla”.
Nella stessa Gerusalemme, la cui parte Est è stata annessa, risulta oggi impossibile individuare quella vecchia linea di demarcazione disegnata con il colore verde sulla mappa durante le trattative per l’armistizio. Ariel Sharon, in linea con lo spirito del fondatore dello Stato d’Israele, si è più volte preoccupato di ribadire che “Israele non ha e non deve definire le sue frontiere”, palesando così la mancanza di interesse nella definizione di quel confine lasciato nel corso dei decenni in balia dei rapporti di forza.
Da parecchio tempo sono scomparse le mappe di Israele con i confini tracciati tra il 1949 e il 1967: la Linea Verde sarebbe scomparsa con quelle carte se non fosse per la resistenza del popolo palestinese. “Cinquanta anni dopo che Israele ha conquistato la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, questi restano territori occupati, anche per la maggioranza degli israeliani. Certo, i palestinesi non sono riusciti ad allontanare gli israeliani dal loro territorio; ma d’altra parte, lo Stato ebraico non è riuscito a imporre, né ai palestinesi né al resto del mondo, la sua dominazione su questi territori conquistati nel 1967. Sono come un osso di pollo rubato ai suoi proprietari, che Israele non vuole sputare ma non può ingoiare: resta bloccato nella sua gola, provocando infezioni sempre più gravi, che minacciano la salute fisica e mentale della società israeliana”.
Il volume Walking the Line, ottimamente curato da Milieu edizioni, contribuisce a raccontarci, attraverso parole e immagini, dei disastri che si sono sedimentati su una striscia di terra martoriata dall’occupazione e, di questi tempi, tragicamente dimenticata da buona parte del mondo.


Gianluca Cecere. Fotografo freelance, ha realizzato reportage in Afghanistan, Palestina, Egitto, Romania, Kurdistan iracheno, Kosovo e Sierra Leone. Lavora al progetto di lungo periodo Anywhere Town. I suoi lavori sono stati pubblicati su alcune delle principali testate italiane.
Christian Elia. Condirettore di Q Code. Ha raccontato più di quaranta Paesi per più di venti testate, per anni con Peace Reporter ed E il mensile. Si occupa di Mediterraneo, Medio Oriente e Balcani. È autore di libri, teatro, documentari e radio.
Cecilia Dalla Negra. Autrice, ricercatrice e giornalista indipendente, vice-direttore di Osservatorio Iraq. Da anni attraversa la Palestina e la racconta, con uno sguardo attento ai movimenti politici e sociali giovanili e femminili.




 

Christian Elia, Cecilia Dalla Negra − Fotografie di Gianluca Cecere
Walking the Line. Palestina e Israele, lungo il confine che non c’è

Milieu edizioni, Milano, 2018
pp. 96

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