“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Martedì, 03 Aprile 2018 00:00

Al PAN un Dalí evanescente

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Il Dalí di questa mostra è il Dalí multisfaccettato che lo stesso proprietario di questo nome (e marchio) ha sempre propinato al pubblico, sfuggendo con intelligenza, perseveranza e lungimiranza ad una precisa catalogazione del proprio operato e ad un’univoca etichetta per la propria personalità.

L’unico fine dell’artista è stato quello, assolutamente raggiunto, di divenire leggenda, come lui stesso ha affermato e come viene ribadito in questo vario e polifunzionale excursus, allontanandosi per questo il più possibile dall’uomo Dalí, per permettere al medesimo essere umano di lasciare una traccia indelebile tramite la sua grottesca e teatralizzata rappresentazione, dietro quel paravento istrionico che ne è stato il mezzo per ottenere popolarità scioccante e originale, e per questo imbattibile perpetuità.
Lo sforzo è ben incanalato per quel che riguarda la progettazione del percorso e la sua realizzazione, tuttavia il potente ed apprezzabile sostegno privato non ha trovato adeguato riscontro in una sostanza davvero, del tutto, convincente. L’impressione è che sia stata trascurata una componente di grande peso: il reale sentore di quel mito che dovrebbe avvertirsi all’interno dell’ambiente ricreato dall’allestimento e che invece non si respira a pieni polmoni. La suggestione incantata e l’accuratezza che di sovente si ravvisa nei numerosi eventi, ben curati e di rilievo, che il PAN ospita, questa volta sfumano nel calderone di proposte che vorrebbe essere intrigantemente frammentato e fortemente rivelativo di una fascinosa identità in cui si sono volute far collimare arte e vita, ma che qui, nella dimensione che avvolge i visitatori, risulta essere cammino un po’ evanescente, il quale di tanto in tanto si affretta a non far dissolvere l’attenzione del pubblico pagante attraverso grandi videoproiezioni, gigantografie ed angoli inusuali.
Le scelte critiche ed estetiche sono di sicuro frutto di un lavoro svolto avendo davanti un chiaro scopo comunicativo, anche se incerto nell’esito, con la solida compartecipazione dalla Fundación Gala-Salvador Dalí alla curatela. Di fatto non è la validità del materiale esposto ad essere messo in discussione in tale sede, quanto piuttosto la mancanza di alcune testimonianze che meglio e più sottilmente avrebbero potuto illustrare la complessità e gli aspetti innovativi e meno conosciuti di uno specifico fare artistico, anche senza tutte quelle immagini fotografiche e persino l’ingente quantitativo di riprese in cui pure si ha modo di ascoltare la voce dell’artista e di soffermarsi a riflettere sulle sue conturbanti e studiate esibizioni, spinte fino all’inverosimile e volutamente patetico afflato di surrealismo. Al di là di alcuni disegni e delle opere stereoscopiche degli anni ’70, ulteriori e diverse scelte di dipinti ed opere grafiche avrebbero potuto incrementare le possibilità di approfondire in modo consono e con effetti più duraturi quel personaggio tanto intrecciato con il serio e puntuale lavoro creativo che lo motivava, al quale la consistente mole di esperimenti e ricerche si aggrappava e dai quali, viceversa, egli traeva continuo nutrimento.
Bisogna considerare, inoltre, che ci troviamo all’interno di un tracciato fatto di molte immagini d’impatto, (fra tutte, quelle della galleria fotografica di ironici ed iconici ritratti del protagonista della rassegna, con gli indimenticabili lunghi e sottili baffi in primo piano), volte a sottolineare in modo evidente l’allure cinematografica di colui che fu, che è a tutti gli effetti, moderno cineasta, sperimentatore scientifico, scrittore, attore, performer, oltre che pittore in senso stretto o avanguardistico designer. Ma l’ostentazione di queste spettacolari immagini rappresenta oggi, in un mondo dipendente da Internet e dunque dagli scatti celebri e meno celebri che a migliaia si trovano navigando in rete, un corollario superfluo rispetto al passato, non abbastanza efficace in termini di approfondimento culturale. Ed è piuttosto superfluo in questo particolare caso, quando cioè il ritmo intrapreso lungo il sentiero visuale non è scandito da molte opere significative, le quali in concreto e con spiccata rilevanza trasmettono tanto più rispetto al fornito numero di immagini stampate messe in fila, perfino nel momento in cui si vogliono puntare i riflettori sull’esteriorità significante delle pubbliche apparizioni del genio.
Si gode ad ogni modo di qualche presenza forte e necessaria come l’Autoritratto con il collo di Raffaello (1921) o di alcuni tagli “prospettici” stavolta giustamente estrapolati dal flusso travolgente di immagini a nostra disposizione in ogni luogo virtuale. Questi tagli, a loro modo inconsueti, sono in grado di rischiarare certe zone di quell’essenza che il pittore stesso ha voluto occultare in funzione dei suoi tanti alter ego da piccolo schermo, ed alcuni fra essi hanno effettivamente colto Dalí oltre quel reiterato velo di pose plastiche e facilmente riconoscibili, come nella foto di Català Roca: Dalí nel suo studio di Portlligat davanti a Figura rinocerontica dell’Ilissos di Fidia (ca. 1954).
L’attualità performativa e la capacità di insinuarsi in modo rapido, acuminato e capillare in tutti i campi dello scibile che questo fantasioso, instancabile ed intraprendente catalizzatore umano aveva, sono fuori discussione, come argomenti largamente trattati anche in catalogo, ma il tono dell’esposizione appare più altisonante che solenne, più sensazionalistico che illuminante, o sorprendente. Nella sua totalità l’operazione non è perfettamente riuscita, seppur bisogni riconoscerne alla base un operato cosciente e puntuale, ed alla fine l’atmosfera di intrattenimento a tratti ludico, rilassato, anche se gradevole e non priva di un proprio motivo d’essere (in relazione al carattere divulgativo e contemporaneo dell’approccio del maestro catalano), è ciò che rischia di restare maggiormente impresso nei ricordi e nella successiva rielaborazione del visitatore, lasciando in ombra un tentativo di ricognizione o di basilare comprensione dell’opera di Dalí che avrebbe potuto rappresentare un’occasione diversa, più essenziale e sottile ma al contempo agevolmente istruttiva, popolare nel senso più vero e nobile del termine.

 




io Dalí
Un grande viaggio nella mente di uno dei più geniali artisti del XX secolo

a cura di Laura Bartolomé e Lucia Moni per la Fundación Gala-Salvador Dalí e da Francesca Villanti, direttore scientifico di C.O.R., con la consulenza scientifica di Montse Aguer e di Rosa Maria Maurell
organizzazione generale C.O.R. Creare Organizzare Realizzare
PAN − Palazzo delle Arti Napoli
Napoli, dal 1° marzo al 10 giugno 2018

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