“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Lunedì, 02 Gennaio 2017 00:00

Guida alle opere di Caravaggio in Italia

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La Casa editrice Odoya ha da poco inaugurato la collana Guide d'artista con l'opera dello studioso Raoul Melotto su uno dei più grandi pittori di tutti i tempi: Michelangelo Merisi da Caravaggio. Si tratta di un volume in cui la biografia, l'analisi del contesto storico-artistico in cui opera l'artista e la guida, città per città, alle opere del grande pittore, si intrecciano lasciando al lettore la scelta di concentrarsi su una o l'altra delle diverse sezioni, affrontabili in modo del tutto autonomo, così come di collegare in ogni momento la sezione affrontata con le altre proposte dal volume.

Il voluminoso saggio prende il via con un'Introduzione in cui Raoul Melotto delinea l'approccio con cui intende analizzare l'opera del Caravaggio, a questa segue la ricostruzione della vita dell'artista, dunque della cultura in cui si trova ad operare. L'ultima parte del volume si configura, invece, come vera e propria guida di viaggio e di lettura delle opere dell'artista conservate nelle città italiane: Milano, Firenze, Roma, Napoli, Messina e Siracusa. In chiusura del saggio l'autore ragiona circa l'attualità del Caravaggio. Al lettore viene proposto anche un glossario ed una preziosa bibliografia ragionata. Vale dunque la pena passare in rassegna, una per una, le varie sezioni proposte da Melotto.

Introduzione
Può sembrare paradossale ma l'introduzione a Caravaggio prende il via dal cinema, da quei film in cui si è soliti dire che la macchina da presa è utilizzata “alla maniera” del Caravaggio nella convinzione che “basti mettere in ombra quasi del tutto la porzione di inquadratura, direzionare artificialmente la luce su quanto invece si vuol mettere in evidenza e passare poi a rendere i colori così ravvivati ancora più accesi e contrastanti, per ottenere un’immagine alla Caravaggio” (p. 16). Secondo lo studioso è così che diversi “registi esteti” degli anni Ottanta e Novanta del Novecento hanno pensato di fornire una loro interpretazione cinematografica di Caravaggio; così hanno fatto autori come Derek Jarman, Peter Greenaway, Martin Scorsese, Adrian Lyne, Barry Levinson ed anche, per certi versi, nei loro primi film, gli italiani Mario Martone e, più recentemente, Matteo Garrone.
“Ma citare uno stile pittorico e misurarne i risultati sulla pellicola può aiutarci a capire meglio in cosa consista quanto non può essere ripreso letteralmente, cosa di fatto sfugga cioè alla mera didascalia [...] non può trattarsi soltanto di uso della luce, e nemmeno di semplice e crudo realismo delle cose, poiché mostrateci nella loro più ridotta umiltà” (pp. 17-18). Occorre tener presente che ogni epoca ha le sue tecniche di osservazione e quelle del Merisi vanno contestualizzate in un periodo artisticamente segnato dal manierismo italiano cinquecentesco e dal naturalismo secentesco dei Paesi Bassi. Caravaggio è un pittore sicuramente “integrato nel suo tempo, a suo agio con questioni dottrinarie, teologiche, estetiche, in una parola: culturali” ma, ammonisce lo studioso, occorre ricordare anche che il Merisi è anche protagonista di una tormentata vicenda esistenziale che lo conduce fino all'omicidio ed alla condanna capitale. Certo, il rischio di schiacciare eccessivamente la produzione artistica dell'artista sulle vicissitudini biografiche esiste, ma non si può prescindere dal considerare molti soggetti ricorrenti nelle sue tele senza contestualizzarli tenendo presenti tanto il periodo in cui sono elaborate, quanto le vicende personali. È per questo motivo che il libro inizia fissando alcune date ed una cronologia dell'esistenza artistica del Merisi in modo da poter poi analizzare le singole opere ed i rispettivi contesti geografico-culturali.

Vita di Caravaggio
La ricostruzione della vita dell'artista prende il via con il suo soggiorno milanese presso la bottega di Simone Peterzano in un'epoca fortemente segnata dallo spirito controriformista ispirato dal cardinale Carlo Borromeo e dall'arcivescovo Federico Borromeo ed è in tale clima che il manierismo lombardo manifesta la sua distanza dal modello toscano preferendogli, per certi versi, alcuni aspetti del colorismo veneto ed il gusto per il dettaglio ambientale e naturalistico nordico. “L’insegnamento di Peterzano, che affermava addirittura di esser allievo di Tiziano, combinato con una cultura visiva improntata già al genere di soggetti e temi cari al collezionismo privato di allora (per nature morte, fantasie, capricci, soggetti popolani), deve aver preparato il Caravaggio a quel viaggio così importante e decisivo per la sua carriera di pittore, che lo vedrà partire da Milano per giungere e stabilirsi a Roma verso l’autunno del 1592” (p. 28).
Dunque, il saggio si sofferma sul periodo romano del Merisi che vede la città caratterizzata da “una vera e propria rivoluzione di stile e modo di vita, attuata per lo più da giovani pittori provenienti dal Nord e dediti tutti, se così si può dire, a una sorta di 'bohème' ante litteram. Essi vivevano per la maggior parte stipati in appartamenti situati lungo le vie ai piedi di villa Medici, tra piazza del Popolo e piazza di Spagna, in attesa di ricevere qualche incarico di rilievo da una famiglia del cardinalato romano. Frequentavano inoltre bettole e bordelli con una certa frequenza, al punto da eleggere simili luoghi a centri di ritrovo e di confronto per le loro idee, ma soprattutto per i loro rituali, quasi tutti celebrati all’insegna della goliardia, della gozzoviglia e della bevuta. Nascono in tal modo le prime compagnie di pittori stranieri, che più tardi conosceremo sotto il nome di 'Bamboccianti' [...] o di Bentvueghels [...], in prevalenza olandesi e fiamminghi, dediti per la prima metà del Seicento a onorare Bacco in quanto divinità dell’ispirazione e del vino. Esse furono importanti non solo per la diffusione della cultura visiva caravaggesca [...], ma crearono le basi in Italia per una nuova cultura del collezionismo privato, attento sempre più a soggetti insoliti in pittura quali le scene di vita di strada, i mendicanti e le prostitute” (p. 29).
Nel saggio viene ricordato il ruolo svolto nelle vicende artistiche della città a cavallo tra i due secoli da personalità come il cardinale Francesco Maria Del Monte, il marchese Vincenzo Giustiniani, Ciriaco Mattei ed il cardinale Scipione Borghese; “saranno proprio questi personaggi ad accaparrarsi il maggior numero di tele del pittore lombardo, quando egli era ancora in vita. Inoltre, alcuni di loro, come il Del Monte, il Mattei o il Giustiniani, saranno veri e propri mentori per la formazione artistica e intellettuale di Caravaggio” (p. 30). Ed alcuni soggetti delle opere realizzate dal Merisi a partire dagli ultimi anni del XVI secolo si ispirano proprio al gusto di tali personalità.
Lo studioso ricostruisce anche il fulmineo passaggio del Merisi dalle botteghe di Lorenzo Siciliano, di Antiveduto Gramatica e del Cavalier d’Arpino per poi soffermarsi sulla svolta alla carriera del pittore determinata dalle prime commissioni pubbliche: le celebri tele per San Luigi dei Francesi e per Santa Maria del Popolo, con i primi rifiuti da parte dei committenti che costringono l'artista a cimentarsi con nuove versioni.
“Ormai noto a Roma per essere un pittore impulsivo e dallo stile originale, Caravaggio passa senza soluzione di continuità da un committente all’altro, realizzando tele che scandalizzano o deliziano il suo pubblico. Già, poiché il pittore in questi primi anni del secolo sta costruendo un nuovo gusto per la pittura, che potremmo definire tranquillamente anti-classico” (p. 54).
Nonostante il successo ed alcune amicizie altolocate, l'artista non manca di mettersi nei guai tanto da macchiarsi di un omicidio che gli procura il bando capitale e lo costringe a rifugiarsi a Napoli ove ben presto si trova alle prese con la celebre grande tela per la chiesa del Pio Monte della Misericordia. Secondo lo studioso proprio attorno alle Sette opere di Misericordia trovano un punto d'incontro “le due anime della Controriforma, quella più spirituale e dottrinaria da una parte, quella più materiale e pauperista dall’altra” (p. 74).
Dopo una breve ma intensa stagione napoletana, nel 1607 l'artista si trasferisce a Malta ove, secondo il Bellori, riceve la croce di cavaliere e, nel 1608, dipinge la celebre Decollazione di san Giovanni Battista, opera ritenuta da Melotto “una delle visioni più lucide e implacabili della morte mai realizzate nella storia universale delle rappresentazioni artistiche” (p. 82). A stretto giro il pittore conosce il carcere locale e, dopo una rocambolesca fuga, ripara in Sicilia, che conosce all'epoca un periodo di rinnovamento degli edifici sacri. Nell'ottobre del 1609 il pittore è di nuovo a Napoli ove finisce nuovamente nei guai, poi è la volta del tragico viaggio di riavvicinamento a Roma, quando la grazia sembra ormai imminente. È a Porto Ercole che nell'estate del 1610 termina la vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

“Schede – La cultura ai tempi di Caravaggio”
Nella prima sezione – Vita di corte – si ricostruisce come sin dalla prima metà del Cinquecento lo stile italiano si affermi in tutti i campi come un modello di eleganza e buongusto sui modelli delineati dal Dialogo del Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione e dal Galateo overo de’ costumi (1558) di monsignor Giovanni della Casa. In particolare Castiglione suggerisce la necessità di “usar in ogni cosa una certa sprezzatura che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi” e, secondo Melotto, tale “aspetto della 'sprezzatura' diventerà presto un tema conduttore della pittura e della scultura di tutto il secolo; da esso dipenderanno alcune soluzioni formali proprie di artisti molto diversi come Guido Reni e Caravaggio. Sicuramente, se si osserva un ritratto famoso realizzato da Raffaello per Baldassarre Castiglione (1514, oggi al Louvre), saltano agli occhi alcune peculiarità quali l’immediatezza, l’intimità conquistate alla tela grazie all’uso di pochi colori su fondo neutro, esattamente come accade nelle opere giovanili del Merisi” (p. 97).
Dunque lo studioso si sofferma – Rinascimento padano e realismo lombardo – sullo svilupparsi di un’alternativa lombarda tanto alla maniera moderna dell’Italia centrale quanto al colorismo veneto. “Lotto a Bergamo, Correggio a Parma e il gruppo dei maestri bresciani, assai prima della polemica tra disegno e colore sollevata dal Vasari, costruiscono un’ipotesi concreta, una sorta di personale interpretazione della pittura che nel giro di un paio di generazioni diverrà uno dei presupposti più preziosi per il rinnovamento delle arti figurative sul finire del Cinquecento, compreso l’apporto di Caravaggio” (p. 98).
L'analisi continua poi – Controriforma e dettami per l’arte – ricostruendo il panorama artistico dell’ultimo scorcio del XVI secolo post Concilio tridentino (1545-1563) in cui si dibatte circa il significato morale e pedagogico dell'arte soprattutto della pittura di carattere religioso e della pittura di genere. Personalità come quella dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo e del bolognese cardinal Paleotti rappresentano due esempi, seppur diversi, di interpretazione e di applicazione artistica delle riforme controriformiste. Gli ambienti artistici lombardi ed emiliani sono indagati anche per lo loro, seppur declinata differentemente, propensione alla Pittura di genere e natura morta ed al Paesaggismo.
Lo studioso si sofferma anche sul rapporto fra Scienza sperimentale e pittura naturalistica di inizio Seicento analizzando il rapporto tra la prassi caravaggesca ed il metodo galileiano, nonché sulla nascita delle Wunderkammern – Naturalia e artificialia: manie di collezionismo sul finire del Cinquecento. Ad essere indagati sono anche i rapporti tra Teatro e prospettiva, il confronto tra pittura e punto di vista dello spettatore a teatro e la stagione de I palazzi vaticani e la Roma papale da Gregorio XIII a Sisto V. L'analisi del Naturalismo bolognese: il canone dei Carracci e la lezione di Caravaggio porta alle Conclusioni – Dopo Caravaggio, ove lo studioso, una volta sottolineato il ruolo della “periferia” delle scuole cremonese, bergamasca e bresciana nell'affermarsi della “pittura della realtà”, si sofferma sugli sviluppi del caravaggismo dopo il Merisi.

Guida – Percorsi ragionati nelle città d’arte italiane alla scoperta di Caravaggio
Caravaggio a Milano. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo il saggio propone due percorsi; il primo porta alla Pinacoteca Ambrosiana, ove si trova la Canestra di frutta (1599 ca), ed il secondo alla Pinacoteca di Brera, ove è conservata la Cena in Emmaus (1606).
Caravaggio a Firenze. Per la città toscana vengono proposti tre itinerari; il primo conduce alla Galleria degli Uffizi, ove troviamo il Bacco (1596-1597), la Testa di Medusa (1601-1602) ed il Sacrificio di Isacco (1603-1604), il secondo itinerario porta alla Fondazione Longhi, ove è visibile il Ragazzo morso da un ramarro (1595-1596) ed il terzo alla Galleria Palatina, palazzo Pitti, ove si trovano opere come il Ritratto del cavaliere di Malta (1608), l'Amorino dormiente (1608) ed il Cavadenti (1609).
Caravaggio a Roma. Per quanto riguarda la città capitolina la Guida delinea ben otto itinerari. Il primo porta da San Luigi dei Francesi a Santa Maria del Popolo. Nella prima chiesa, nella Cappella Contarelli, si trovano la Vocazione di san Matteo (1599-1600), Il Martirio di san Matteo (1600-1601) e San Matteo e l'angelo (1602), mentre nella seconda, nella Cappella Cerasi, troviamo la Conversione di san Paolo (1600-1601) e la Crocifissione di san Pietro (1600-1601). Il secondo percorso romano conduce dalla chiesa di Sant’Agostino, ove è esposta la Madonna dei Pellegrini (1604-1606), dunque alla chiesa dei Cappuccini, ove si trova il San Francesco in meditazione (1603).
Il terzo percorso capitolino conduce alla Galleria Borghese che espone il Bacchino malato (1593-1594), il Fanciullo con canestro di frutta (1593), la Madonna dei Palafrenieri (1606), il San Girolamo scrivente (1605-1606), il Davide con la testa di Golia (1607) ed il San Giovanni Battista (1610). Il quarto itinerario nella Capitale porta alla Galleria Doria Pamphilj per i dipinti Riposo durante la fuga in Egitto (1596-1597) e Maddalena penitente (1595-1596). Il quinto percorso conduce alla Pinacoteca Vaticana per la Deposizione (1602-1604) mentre il sesto alla Pinacoteca Capitolina per la Buona ventura (1595) ed il San Giovanni Battista (1601). Il settimo itinerario propone la Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Barberini, per Giuditta e Oloferne (1599) ed il Narciso (n.d.) e la Galleria Corsini per il San Giovanni Battista (1604). L'ottavo percorso, indicato come alternativo, conduce presso il casino Ludovisi ove si trova l'olio su muro Giove, Nettuno e Plutone (1597) ed alla collezione Odescalchi ove è conservata la Conversione di san Paolo (1600-1601).
Caravaggio a Napoli. Per quanto riguarda la città partenopea il primo percorso proposto prevede una tappa presso il Pio Monte della Misericordia, ove si trova il dipinto delle Sette opere di Misericordia (1607), mentre il secondo percorso ci porta al Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, ove è esposta la Flagellazione di Cristo (1607). La terza tappa napoletana conduce a  Palazzo Zevallos Stigliano per il Martirio di sant’Orsola (1610). La città di Napoli è indicata dallo studioso come “l’esempio più fulgido di ciò che in arte chiamiamo caravaggismo. Molti dei nomi più importanti di coloro che hanno fatto parte di questo movimento artistico hanno orbitato intorno al capoluogo partenopeo: dai Gentileschi al Battistello, dal Ribera allo Stanzione, quasi tutti, peraltro, esposti al Museo di Capodimonte. Ma se si vuole uscire un po’ all’aperto e 'liberarsi' dalle cupe atmosfere noir di questa pittura, si consiglia una passeggiata nel bosco di Capodimonte, a pochi minuti a piedi dal Museo” (p. 241).
Caravaggio in Sicilia. In questo caso la Guida propone una prima visita a Siracusa presso il Museo Nazionale di Palazzo Bellomo per visionare il Seppellimento di santa Lucia (1608-1609) ed una seconda tappa a Messina presso il Museo Regionale, ove si trovano la Resurrezione di Lazzaro (1609) e l'Adorazione dei pastori (1609).

Conclusioni – Caravaggio nostro contemporaneo?
Sebbene l'immagine di Caravaggio nel Seicento possa dirsi in prevalenza negativa e denigratoria, Melotto sottolinea la necessità di distinguere tra “tra amatori e collezionisti che apprezzavano e compravano le sue opere, e storiografi e storici dell’arte che ne scrivevano” (p. 255). La critica “idealista” secentesca, pur ammettendo il talento del pittore, ne critica la mancanza di aderenza alle regole tanto a livello stilistico quanto comportamentale ma tutto ciò non ha impedito una certa fortuna tra i collezionisti che hanno saputo prescindere dalla “critica ufficiale”.
Circa l'attualità del Caravaggio lo studioso segnala come alcune caratteristiche delle sue opere siano rintracciabili anche ai giorni nostri; lo stesso suo chiaroscuro lo si può “ammirare nelle luci di scena del cinema di Martin Scorsese, i cui personaggi rivivono ad esempio nelle videoinstallazioni di Bill Viola, e di cui è possibile ammirare ancora il colore che si anima nelle tavole di un graphic novel di Milo Manara” (p. 259). Secondo Melotto l'influenza esercitata dal Merisi presso altri artisti o, più in generale, nei confronti delle diverse culture figurative è senza eguali; la sua pittura “rivive oggi con tanta frequenza e vitalità nella cultura contemporanea e nelle sue molteplici manifestazioni, da quella diffusa e popolare dell’audiovisivo a quella selettiva e proibitiva delle battute d’asta” (p. 259). Esiste “un Caravaggio isolato e refrattario, un Caravaggio iconoclasta e ribelle allo spirito del tempo, che oserei definire nella sua più genuina essenza un artista 'inattuale e inconciliabile', che ritorna talvolta con tutta la sua forza rivoluzionaria e di accesa passione religiosa [...]. Mi riferisco a quel Caravaggio che di solito troviamo ricopiato con colori a gesso sui marciapiedi e sui selciati delle piazze in Italia dai cosiddetti madonnari [...]. Lì Caravaggio, secondo me, rivive ancora con un’inedita attualità, con una forza che è sua e, contemporaneamente, del gessetto o dello spray che lo interpreta, affidato alla superficie ruvida di un selciato o di un muro dimenticato, consegnato infine alla sensibilità di chi sa guardare l’arte convinto che qualcosa di straordinario possa ancora succedere, prima che la pioggia e il tempo non ne lascino più traccia” (pp. 259-260).

 

 

 

 

Raoul Melotto
Caravaggio. L'artista in Italia
Guida ragionata alle opere di Caravaggio nei musei, nelle chiese, gallerie e collezioni d'arte in Italia

Casa editrice Odoya, Bologna, 2016
pp. 278

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