“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 03 Agosto 2016 00:00

Gibellina Photoroad. La fotografia per strada

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"Viviamo in un secolo dove le culture sono multiple, dove i linguaggi sono multipli e debbono coesistere, anche senza armonia. Non c’è armonia? Certo! Ma la storia di oggi non vuole l’armonia. Perché la storia di oggi è libera. E da questa libertà e da questo magma incandescente forse verrà una nuova era, una nuova civiltà, un nuovo mondo".
Dal pensiero di Ludovico Corrao nasce il concept di Gibellina Photoroad il Festival Internazionale di Fotografia Open Air che dal 29 luglio al 31 agosto invade le strade della nuova Gibellina.

In questa città risorta dalle macerie come tela bianca per una continua contaminazione artistica, la storia è percepita in un modo nuovo: frutto dei meccanismi caotici della creatività contemporanea in cui è il disordine a dettare la regola. Ed è proprio il disordine il tema che si è scelto per Photoroad, una mostra che vive nella e della città creando un insolito rapporto con lo spazio.
Entrare a Gibellina è esperienza surreale: la città semideserta è immersa nel sole accecante di fine luglio che batte inclemente sugli stradoni del centro, sull’architettura asettica; nell’occasione del festival si viene accolti da opere giganti incollate sui muri dei palazzi, ai bordi delle strade. È l’arte all’aperto, esposta allo sguardo di tutti. Sembra di trovarsi dentro a un contenitore di cemento per l’arte contemporanea, ma un contenitore scoperchiato. L’imponenza delle opere sopraffà la lucidità di chi guarda; il clima, la geometria, il colore danno vita a un’atmosfera d’irrealtà in cui si può perdere l’orientamento. Creano appunto il disordine, affermano la vacuità della storia.
La policromia di Ahed della fotografa olandese Anouk Kruithof stravolge l’aspetto di Piazza Beyus le cui mura grigie sono rivestite di carta da parati arcobaleno. Un’infinità di anti-ritratti – dei soggetti fotografati vediamo solo nuca e testa – su sfondo colorato sovverte le regole del ritratto moderno e afferma una specie di uniformità identitaria diventando critica sociologica all’ossessione del controllo: niente identifica la persona e nessun sistema di riconoscimento facciale potrebbe intervenire su questi ritratti. Ahed è anche l’ammissione di un fallimento: Anouk Kruithof sembra suggerirci che nessuna etichettatura o enciclopedia può aiutarci a mettere ordine al caos dell’umanità. È un’installazione site-specific che si adatta al luogo che la ospita ma è soprattutto una collezione di 1080 selfie che dalla fotocamera di un iPhone vanno a comporre in forma di pixel un’immagine unitaria. Sul sito www.ahead.website uno speciale algoritmo programmato appositamente ordina le foto su una scala cromatica. Kruithof organizza queste foto in un’immensa griglia, proprio come le foto appaiono nei social network sui nostri dispositivi mobili.
Il colore ipnotico di questa installazione introduce all’esposizione nella piazza retrostante di Olivo Barberi che con Italian Quakes and Other Diseases prende ispirazione dal pensiero razionale di Le Corbusier fotografando dall’alto paesaggi urbani disumanizzati. Strappandoli dall’unicità dell’uomo si può comprenderne meglio il linguaggio. Un lavoro caratterizzato da linearità compositiva e pulizia, nell’arduo impegno di ritrarre lo scempio agito dall’uomo sui luoghi che abita. Un allestimento intelligente che dispone di sbieco le gigantografie a formare quinte architettoniche, accentua la corrispondenza geometrica con lo spazio che l’accoglie.
Di raffinatissimo valore, anche Les Personnages/Les Paysages di Valerie Jouve è da segnalare tra gli altri. Jouve fotografa l’alchimia particolare tra l’uomo e il paesaggio che occupa, il suo modo di viverlo. Derivando dai suoi studi antropologici la rinuncia allo stereotipo, questa artista fa la differenza per un punto di vista moderno, singolare, inconsueto. La rigidità dei paesaggi fotografati – metropoli di vetro e cemento – è colma della profondità dei passanti ritratti nella quotidianità del loro andare. Niente è determinato, niente definito, tutto scorre attraverso il tempo reale, quello della vita. Anche in questo caso l’allestimento che riempie la facciata di un palazzo di Piazza XV gennaio è funzionale alla suggestione della fruizione.
Insieme a questi ancora numerosi artisti, per una moltitudine di generi diversi, partecipano a Gibellina Photoroad. Molte delle opere sono visionabili sul sito www.gibellinaphotoroad.it. La mostra 1968 – 2016 Gibellina nello sguardo dei grandi fotografi è una raccolta di scatti di artisti che sono cresciuti insieme alla città e ne hanno ritratto il volto unico; questi sono Olivo Barbieri, Letizia Battaglia, Enzo Brai, Giovanni Chiaramonte, Vittorugo Contino, Guido Guidi, Arno Hammacher, Andrea Jemolo, Mimmo Jodice, Melo Minnella, Sandro Scalia, Silvio Wolf. Nell’ambito della fotografia storica possiamo comprendere anche Milton Gendel con le sue Fotografie del 1950, e Ezio Ferreri con Le pietre di Palermo, per passare al reportage con From There to Here di Giulio Piscitelli, Sinai Park di Andrea & Magda, God Was There and I Got So Close di Massimo Mastorillo. Poi alla sperimentazione di Alessandro Calabrese con A Failed Entertainement, Sarker Protick con Origin, Emma Wieslander con Wish You Were Here/Burnt, Maria Vittoria Trovato con Allure of the Seas, e ancora il Prometeo di Dario Coletti, Wunderkammer di Rori Palazzo, le Urtypes di Urfaut e Giuseppe Sinatra con Collezione. Dai meravigliosi ritratti di Daesung Lee raccolti nel lavoro On the Shore of a Vanishing Island, a quelli di carattere fortemente politico di Issa Touma in Women We Have Not Lost Yet e Petros Efstathiadis in Lohos, allo storytelling nell’opera di Petra Noordkamp in La Madre, il Figlio e l’Architetto, di Turiana Ferrara in Silent Houses e di Giovanni Pepi in Sommerso. Dai paesaggi di Alice Grassi con Phoenix e Roberto Collovà con Belice 80, alla mostra collettiva Obiettivo Creativo che nelle Tenute Orestiadi comprende gli scatti di sessanta studenti delle scuole superiori e degli otto docenti che li hanno accompagnati in un laboratorio di iniziazione alla fotografia. Poi ancora il video-mapping Panet A di Danilo Torre sull’abside della Chiesa Madre di Gibellina Nuova e la performace intinerante Polastoria del gruppo d’artisti Sundaystorytelling che fonde fotografia e scrittura in un progetto estemporaneo rivolto direttamente al pubblico: il fotografo scatta un ritratto in polaroid e lo scrittore scrive un brevissimo testo ispirato dal ritratto; una minuscola storia, una piccola immagine.

 

 

 

 

Gibellina Photoroad
Festival Internazionale di Fotografia Open Air
Piazza XV gennaio 1968, Sistema delle piazze, Piazza di Lorenzo, Piazza Joseph Beyus, Chiesa Madre, Baglio di Stefano, Cresm, Museo delle Trame Mediterranee, Tenute Orestiadi
Gibellina (TP), dal 29 luglio al 31 agosto

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