“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Lunedì, 27 Giugno 2016 00:00

I ‘black holes’ di Michele Cossyro

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Viviamo in un mondo di abitudini. Siamo abituati allo spazio delle nostre stanze, delle nostre città; al tempo che non passa mai se siamo al lavoro o abbiamo fame (e invece ci invecchia inesorabilmente); e alla gravità che ci incolla al pavimento, all'asfalto. Difficilmente fermiamo tutto per contemplare quanto questo equilibrio permetta il nostro vivere la mondo: ovviamente l'abitudine ha il sopravvento, quasi si trasformasse in una categoria o in una legge fisica. E ancor più difficilmente immaginiamo che tale equilibrio possa trovarsi in un piccolo, insieme vicino e lontano, ma inconcepibile elemento: un buco, la sua attrazione e il suo invisibile filamento, che evidenzia tale nulla in cui tutto tende.

Per chi ha conoscenza o memoria "marinara" ricorderà certamente le nasse. Esse sono degli involucri chiusi a imbuto o cilindro, provvisti di maglie che variano in base alla pesca da effettuare, riempite da un'esca e gettate sotto la superficie dell'acqua, dalla sera al mattino. Cosa accade in quell'arco temporale è ciò che, secondo gli astrofisici, sta accadendo a noi, mentre nuotiamo – forse pesciolini solitari, forse no – nel grande oceano dell'universo.
La mostra di Michele Cossyro, fruibile al FamGallery fino al 24 luglio, intitolata Buchi neri e pieghe cosmiche, che porta, tra le firme, anche quella di Bruno Corà a piè di pagina del testo critico, è la riduzione di una più ampia mostra effettuata il marzo scorso a Roma, presso la Camera dei Deputati. "Se i ‘buchi’ o i ‘concetti spaziali’ di Lucio Fontana – scrive Corà – hanno fornito, in modo pionieristico negli anni Cinquanta una fisionomia ideale all'identità dello spazio siderale e perfino a quello delle particelle, ora Cossyro con i suoi 'black holes' si è spinto verso frontiere ancora più estreme. Infatti, il ciclo dei buchi neri (realizzati nell'arco tra il 2010 e il 2016, ndr), [...] consentono di prendere visione e coscienza di una realtà altrimenti invisibile poiché riferita a fenomeni astronomici aventi una massa di numerose migliaia di volte superiore a quella del sole strutturalmente munita di una velocità in grado di inghiottire la luce e pertanto non consentendo la sua diffusione".
In galleria otto sono gli "appuntamenti" plastici su cui soffermare lo sguardo (il simbolico "otto", caro alla numerologia astronomica?), realizzati da Cossyro con ardesia, esteticamente impreziositi da tessere vitree, che invitano al dialogo con le piaghe cosmiche disposte a parete, in "morbida" ceramica.
Paolo Minacori, direttore artistico della FamGallery, parla in una nota di preveggenza dell'artista, il quale, in grado di anticipare le intuizioni scientifiche, ha fornito una versione plastica delle formule da laboratorio; e aggiunge: "Questo ci riporta, ma non è materia di chi scrive, piuttosto argomento degli storici dell’arte che stanno lucidamente animando il dibattito, al rapporto tra l’opera, lo spazio e il colore. Se lo spazialismo di Lucio Fontana era teso a superare la realtà bidimensionale della tela verso una terza dimensione percepita [...] nell’opera di Cossyro la sperimentazione dello spazio percepito multidimensionale supera lo spazialismo bidimensionale. La luce-colore diventa protagonista non solo dal punto di vista metaforico e concettuale, ma anche responsabile della realizzazione di un organismo elaborato, complesso, strutturato in una creazione plastica che investe lo spazio".
Una domanda sussegue questi 'black holes', sospesi su lastre di acciaio inox che specchiano verticalismi ai nostri occhi inaccessibili: per evidenziare il nulla basta chiuderlo, è chiaro; ma perché, percettivamente, si ha la sensazione di cadere dentro?

 

 

 

 

 

Michele Cossyro, Buchi neri e piaghe cosmiche
testo critico di Bruno Corà
FamGallery
Agrigento, dal 18 giugno al 24 luglio 2016

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