“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Venerdì, 10 Giugno 2016 00:00

La ripetizione differente, Antonio Freiles alle Fam

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Anche se il perfetto concentrato dei concetti che vivono all'interno delle opere di Antonio Freiles si trova nel titolo, suggerito dallo stesso autore ai curatori, Willy Montini e Franco Fanelli, il dialogo tra il fruitore e gli oli e le carte, carte fatte a mano ed espressione di una poesia del costruire concreta e fantastica, ha continue variazioni fornite da dettagli percettivi che, della ripetizione, ne indagano le forme.

Tutto accade come se vi sia stata, nel passato, una precisa intuizione; e se questa vi è stata, probabilmente ha una fonte che appare da un'etichetta a tutti visibile: gli anni Settanta, la pittura analitica. Ma c'è dell'altro. Ed è l'indagine dello spazio da un lato, reso così evidente da astratte strutture architettoniche (l'ossimoro, qui, è obbligatorio... e la lotta tra i contrasti anche), e la destrutturazione geometrica del tempo dall'altro, che solca circolarmente le superfici, e che si mostra come in certi "mossi" nei quali, però, l'imprendibile non è dato dal calcolo di una fredda macchina.
La mostra alle Fam, che illustra in toto un sapore mediterraneo non soltanto indicato (fortemente indicato) dalla scelta cromatica e dalle latitudini "calde" e dai panorami distesi in cui il pittore è nato, sintetizza (per dir così) un quarantennio di ripetizioni incessantemente differenti, in cui la sala è divisa (ancora, per dir così) tra tangibili – all'occhio – moduli schematici, con perfette angolature, lievi sbavature, voluti chiaroscuri; e intangibili – sempre all'occhio – distese di colore, agitate da ora fine e ora spessa pennellata, ma con una direzione di movimento sicura, che non lascia al caso di intervenire, nemmeno in un frammento che, tra l'altro, sarebbe del tutto invisibile.
Hanno sicuramente un posto a parte, in "platea", le tele che accolgono olio e grafite, con questo senso un po' diafano, un po' simile a ombre rimaste impresse sul selciato; e ovviamente le carte, in due versioni: le Chartae e gli Eminentiae. Nelle prime, e nel nome (si può notare...), esse hanno tutto il procedimento storico della "feltratura", e tutta la dignità di un mezzo (pare riduttivo definirla così) che ha asciugato su di sé le parole di inchiostro delle grandi comunicazioni con cui il genere umano è (continuiamo ad augurarcelo) progredito fino a oggi, annotando sentimenti, diritti, pensieri. Nelle seconde, invece, il progetto si fa più ampio: dalla carta passiamo al "raccolto" di carte, che ne fanno un libro, cioè una storia... in questo caso scritta con le parole di Freiles: il colore che nasce dalla cellulosa.

 

 

 

Antonio Freiles. La ripetizione differente, opere dagli anni '70 a oggi
a cura di Franco Fanelli e Willy Montini
Fam, Fabbriche Chiaramontane
Agrigento, dal 4 giugno al 17 luglio 2016

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