“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 25 Maggio 2016 00:00

Il dolore visibile: "Scattered – My Blue Days with F."

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Sabrina Merolla è una fotografa di professione dal 2010, ma è anche una sinologa, vissuta per anni nella Cina strozzata dalle maglie dell'inquinamento, dove tutt'oggi parlarne apertamente diventa un atto antigovernativo e quindi taciuto. Il suo corpo non ha resistito all'aria soffocante e tossica, perciò si è ammalato di una malattia autoimmune, conosciuta ancora molto poco, riconosciuta sulla carta ma ignorata dal sistema sanitario italiano e dall'assistenza di cui necessitano i quasi due milioni di italiani affetti.

La fibromialgia è dovuta a neuro-tossicità, la sua storia sintomatologica è invalidante, basti pensare alla cronica infiammazione di muscoli e nervi, alla stanchezza, all'insonnia, alle fitte dolorose, alle emicranie, fino ad arrivare a scompensi avvilenti a livello psicologico con forti amnesie e disfunzioni della memoria a breve termine. Il calvario di Sabrina e di quel 10% della popolazione mondiale che ne soffre potrebbe fermarsi ai sintomi che la malattia infligge, ma non è così. La fibromialgia viene nella maggior parte dei casi non riconosciuta come malattia del corpo, ma la sua patogenesi viene imputata erroneamente alla mente ascrivendola al campo medico della psiche e dei disturbi depressivi, specialmente femminili.
Scattered – My Blue Days with F. è un vero e proprio diario, una narrazione intensa e visiva, una testimonianza dolorosa che rende visibile la sofferenza, espone, frammentando il corpo colpito dalla malattia, un diverso modo di vivere e viversi quando la normalità del quotidiano viene stravolta ed è costretta a riadattarsi, trasformarsi, raccontandosi. La fotografia può essere uno strumento attraverso il quale ricomporre, scomponendo, il sinolo di una materia vessata, sparsa come cocci di vetro tagliente. La mente si ammala quando il corpo non viene creduto. Eppure la malattia ci offre la possibilità di scoprire nuove dimensioni, l'accanimento di una sofferenza su determinate aree del corpo spezza quel rapporto sinergetico tra la coscienza e la corporeità. Il pensiero afflitto e impotente si abbandona al dolore e fissa con sguardo quasi estraniante i focolai accesi del suo stesso mondo fisico.
La spessa coltre nebbiosa di Pechino gravida di fumi e scorie tossiche diventa uno stato mentale, una dissolvenza e una rarefazione del dolore, come una difesa, un senso di non appartenenza momentaneo. Sabrina fluttua, evapora, le dita dei suoi piedi sono confini lontanissimi e pericolosi, visti da un altro pianeta, fotografati come fossero trincee. Sabrina dà le spalle al sole, la malattia la isola, la rende una forma inadatta alla vita. In queste fotografie non c'è voce, c'è silenzio, solitudine, un vivere appartato, un'attesa muta. Lo sguardo sovrasta la città, il profilo del panorama cittadino ha i suoi occhi, ma è un gioco sul vetro, chi osserva la metropoli è dietro il vetro, chiusa nella spirale di fitte e stanchezze, annichilita da un male che le lascia il grande vantaggio di descrivere per immagini la storia di ogni singolo spasmo, di ogni debolezza, perché tutto si oggettivizza nel corpo, nelle sue minime parti offese e ora immortalate. Sabrina ci offre un'eredità preziosa, un pezzo di letteratura visiva, una rassegna di universi colpiti, ma cantati e quindi mai sconfitti.

 

 

 

 

 

 

Scattered – My Blue Days with F.
di Sabrina Merolla
organizzato da Centro di Fotografia Indipendente
Ex Asilo Filangieri
Napoli, dal 12 al 30 maggio 2016

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