Stampa questa pagina
Lunedì, 20 Aprile 2015 00:00

“Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno”

Scritto da 

Vincent Willem van Gogh, pittore olandese attivo dalla metà dell’Ottocento fino alla fine dello stesso secolo, è sicuramente tra gli artisti più quotati e affascinanti mai esistiti: tutti, anche se per sbaglio, si sono trovati almeno una volta davanti ad un suo quadro, fosse anche solo nei libri di storia dell’arte. Tutti hanno avuto a che fare con i suoi famosissimi girasoli.

Ultimatamente però è davvero Van Gogh mania: Van Gogh – A New Way of Seeing, film dedicato all’artista, andato in sala solo per un giorno il 14 aprile; una mostra a Milano chiusa il mese scorso dal titolo Van Gogh – L’uomo e la terra; fino ad arrivare a Sugababe, la replica vivente dell'orecchio sinistro di Vincent Van Gogh, coltivata grazie all'ingegneria tissutale ed eseguito insieme a scienziati esperti in staminali e a genetisti... ah, la scienza!
Il 125° anniversario della morte di Van Gogh viene celebrato in questo 2015 con un programma internazionale davvero ricco di eventi e tra questi uno che ho cercato in tutti i modi di vedere, sia per la peculiarità dell’istallazione che per l’artista, è stato la mostra Van Gogh Alive, un’esposizione unica a Firenze organizzata nella Chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte che si sarebbe dovuta concludere durante il periodo pasquale, ma che è stata prorogata fino al 5 giugno prossimo.
Mi trovo stavolta in estrema difficoltà nel descrivere le sensazioni e le emozioni che ho vissuto nel vedere una mostra tanto coinvolgente e stimolante: lo spettatore è avvolto nella psiche dell’artista e nella sua opera a 360 gradi, ed entra nella sua mente così come nelle sue opere.
La mostra è studiata a pennello, è il caso di dirlo.
Prima di immergersi nell’esposizione vera e propria, il visitatore apprende qualche informazione sulla vita dell’artista attraverso una classica selezione di opere esposte al muro che rispecchiano la sua la vita pittorica, imprescindibile dal moto interiore di van Gogh: il suo iniziale interesse per il lato meramente commerciale dell’arte, la forte spiritualità e religiosità, l’amicizia morbosa con il suo amico pittore Gauguin che lo influenzerà nell’uso del colore. L’attività da autodidatta dai ventotto anni in su, a partire dalla passione per l’arte impressionista e post impressione di Monet, Pissarro, Bernard, lo porta a realizzare più di duemila opere in soli dieci anni di attività.
Indottrinato il giusto, l’ospite è pronto per entrare nella mostra vera e propria: oltre tremila immagini dei più grandi capolavori dell’artista, proiettate in altissima definizione e in dimensioni enormi da quaranta proiettori su altrettanti maxischermi installati in ogni angolo della chiesa, uno spettacolo per gli occhi che offre un viaggio nell’universo creativo e visionario del pittore e racconta la genialità del suo percorso artistico. Si tratta infatti di una mostra multimediale realizzata da Grande Exhibitions e Perlage Grandi Eventi che, con milioni di visitatori, che ha fatto il giro del mondo fino ad arrivare in Italia, nel cuore di Firenze.
Lo spettacolo non è solo per gli occhi, ma anche per le orecchie. I capolavori di van Gogh prendono vita, in una vibrante sinfonia di luci, colori ma soprattutto suoni: a impreziosire l’esperienza visiva ci sono infatti le musiche di Händel, Tiersen, Lalo, Delibes, Viseur, Barber, Schuberth, Kusturica, Godard, Part, Chabrier, Nielse, Sakura, Satie, Zorn, Saint-Säense, Liszt. Ecco allora che ci sembra di poter toccare i girasoli o gli iris, di attraversare quei campi di grano dorati ascoltando il rumore dei corvi, di passeggiare per le strade di Place du Forum ad Arles guardando un cielo stellato sopra di noi.
Il percorso visivo e sonoro è suddiviso in “movimenti” proprio come se fosse un’area di un'pera o una partitura musicale: dagli esordi nei Paesi Bassi, alla Parigi degli Impressionisti felice e spensierata, fino alla permanenza ad Arles, Saint Rémy e Auvers-sur-Oise, dove ha dipinto molti dei suoi intramontabili capolavori, fino al triste epilogo segnato dai problemi fisici e psichici del pittore che lo portano nel luglio del 1890 alla morte, in seguito ad un colpo di pistola che probabilmente si sparò lui stesso.
Una mostra geniale quanto l’artista che ne è il protagonista e che ha un grandissimo merito: l’intenzione – riuscitissima dati i numeri, il risultato scenico e la proroga – di avvicinare all’arte anche il pubblico meno avvezzo ai musei e alle sale espositive.
Unico, piccolissimo neo, l’illuminazione: personalmente avrei voluto ci fosse ancora più buio ed oscurità per apprezzare la messa in scena e i colori dei quadri.
Un van Gogh redivivo e riscoperto in maniera del tutto inedita: come vedere per la prima volta i suoi quadri come li vedeva lui forse, artista follemente sensibile e “sensibilmente” folle.
Se siete in giro consiglio vivamente, una cura per occhi e orecchie.

 

 

 

 

Van Gogh Alive – The Experience
Santo Stefano al Ponte
Firenze, dal 16 febbraio al 5 Giugno 2015

Ultimi da Grazia Gala

Articoli correlati (da tag)