“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Venerdì, 28 Novembre 2014 00:00

Estratto secco. Studio su Stanis Dessy

Scritto da 

Era il tempo in cui gli uomini si facevano pastura.
Crescevano alberi in luogo dei pali della luce e ogni nodo era un grido, una presenza, un folletto della natura che lo aveva stretto nel legno.
Le case dell'uomo si confondevano con le rocce e le caverne e l'uomo stesso era mortificato da una bellezza quotidiana – non di quelle eccelse che egli poi si abituò a riprodurre quando fece perdere la natura e perse tutto.

L'in fieri delle mandrie che brucavano dal suolo incontaminato era bisbigliato sulle bocche delle donne, che più di tutti capivano che bisognava essere umili, chinare il capo, dinanzi a quanto di selvaggio la loro terra offrisse. E lo insegnavano anche ai loro figli.
Ma, poi, le case presero posto sulle scogliere, nelle radure, nei boschi e trafissero il suolo coi pali del telegrafo.
Restava, silente, il ricordo indomito e feroce delle bestie implacabili e quotidiane, che però non opposero resistenza – l'uomo era creatura vile e lo aveva appena dimostrato. E allora bendano un toro, per vigliaccheria, gli amputano il sesso e lo scroto per rubarne la virilità. Lo marchiano a fuoco, per diletto, e poi, ne fanno pasto.
Soltanto i vecchi conservavano romita memoria dei loro tempi e si arroccavano con silente pazienza con i pargoli tra le braccia, in attesa di uscire fuori dal tempo. Gli inverni si fecero miti e d'estate pioveva sempre. I vecchi infilavano le mani sotto le gonne delle ragazze e i bambini  tornavano a casa in lacrime dalla lezione di catechismo. Alcuni si chiedevano dove fosse il bene che volevano loro insegnare. Ma poi, a scuola, rammentavano loro le battaglie, i dissidi, i tradimenti e le leggende fatte di sangue, gli sputi degli uomini su altri uomini, i fratricidi e la resistenza bestiale a farsi padroni del proprio nulla.
L'uomo era vile e allora si accompagnava ai cani, gli unici in grado di amare indefessamente anche i cattivi, i tapini dall'esistenza fatta di bisogni ridicoli, come la necessità di fogli di carta colorati e pietrine di metallo, con cui l'uomo comprava la vagina della moglie o vendeva il colore di capelli della figlia.
Silenti, contorti, sofferenti e muti, restavano gli alberi, tristi spettatori di questo declino.
Non ne cresceva uno dritto. Tutti ricurvi, con le fronde incollate addosso per nascondere le lacrime o la vergogna di non avere più uccelli a fare il nido su d'essi.
A farli urlare ci pensava il vento, impietosito dalla loro condizione, che fischiava tra i rami per incutere timore agli uomini. Anche le pietre urlavano di un grido sordo. Tutte perfettamente regolate da un taglio artificiale, venivano ammassate le une sulle altre, per costruire cose strane, assurde, di pura funzione inutile. Nacquero per venerare entità invisibili, mentre l'uomo si costringeva a non vedere che aveva già il divino attorno. Gli uomini li chiamarono poi monumenti, per glorificarli, ma in realtà non erano che tributi fatti di pietre e sangue umano: una doppia vergogna nel tempio della natura.
Non restava che rannicchiarsi, ripudiati, fuori al cancello della creazione, nella fatiscenza che bagnava le vesti come una pioggia leggera, piena di acidi, nella lunga attesa che da tanto orrore si arrivasse a far dissolvere l'uomo e la sua vana creazione.


Note dell’autrice:

Stanis Dessy (1900-1986) è pittore ben poco noto a molti italiani. Le sue opere sono rinchiuse tra i cancelli dell’aspra Sardegna, tenute strette nella lattescenza di un oblio che non vuole dimenticare, eppure riesce a fare poco contro la cattiva promozione dei programmi ministeriali delle scuola italiana, che non ne fa punto cenno. Questo “studio” è basato principalmente sulle xilografie e le acqueforti dell’artista, le quali, secondo l’opinione di chi scrive, possono essere le più rappresentative della sua intera attività di pittore, scultore, illustratore, disegnatore di ceramiche e mobili, nonché caricaturista. Difatti, le sue xilografie gli valsero l’onore di essere insignito del diploma d’onore alla Prima Esposizione Internazionale di Xilografia di Varsavia (1933) e di ricevere la menzione d’onore alla seconda edizione della medesima (1936). Quello che più colpisce nei tratti che adopera l’artista sono la spietatezza ed il realismo con cui indaga le scene, i paesaggi, i volti degli uomini. Gli esseri umani sembrano divenire misere cose, sembrano messi al margine, comparse più che protagonisti, mentre invece al centro della riflessione si fa spazio agli elementi della natura. Basti pensare a Il vecchio ciliegio, acquaforte, in cui l’albero, romito abitante di campagna, stende i suoi rami digitalici verso un cielo grigio e aperto, in attesa di ricevere quel tocco – o forse solo lì, immoto e irremovibile telo steso verso l’alto. Da una croce di stradine campestri – il calvario forse della vecchiaia – orti, campi ed altri spogli alberi. L’acquaforte di cui sopra, sebbene sia quasi una fotografia più che un’incisione fatta con coltellini su legno, sembra raccontare una vicenda, intessere con il fruitore un contenuto emotivo. I tratti di Dessy sono precisi, chirurgici, eppure hanno tanta anima. Non sono suggestioni i suoi lavori, sono storie. E le storie hanno molto da raccontare.

 


Dizionario
:
Xilografia: tecnica di incisione a rilievo,  sviluppata su una matrice (spesso una tavola di legno o in metallo) inchiostrata, per la riproduzione in più copie in formato cartaceo o in altro materiale. La matrice viene intagliata mediante coltellini affilati, sgorbie (strumento d’elezione per lo xilografista) e il bulino. Il disegno va preparato come “negativo” di quello stampato; lo sfondo è, cioè, in rilievo e quindi inchiostrato, mentre il soggetto, che rappresenta la parte incisa, resta in bianco. Ha il pregio di rendere economico il processo di stampa. Famosi artisti che la praticavano sono stati Gustave Dorè, Maurits Cornelis Escher, Albrecht Dürer.

 

Bibliografia:
Marco Magnani, Stanis Dessy,  Illisso Editore, Nuoro 2004
P. Dessy, E. Piras, L’opera grafica di Stanis Dessy, Sassari 1977.
G. Altea, M. Magnani, F. Menna, Stanis Dessy. Opere 1918-1982, Sassari 1987
G. Altea, M. Magnani, Pittura e Scultura del Primo ’900, Ilisso Editore, Nuoro 1995
G. Altea, M. Magnani, Stanis Dessy, Ilisso Editore, Nuoro 2002


Dove vedere
Dessy:
Sassari:
1. Camera di Commercio
2. Comune
3. Chiesa del cimitero
4. Chiesa di Sant’Apollinare
5. Archivio S. Dessy, opera incisoria completa (oltre 600 incisioni), acquerelli, disegni, fotografie, riviste originali
Nuoro: 6. MAN, Museo d’Arte della Provincia di Nuoro
Orani: 7. Parrocchiale di Sant’Andrea, cappella di San Francesco
Cagliari: 8. Galleria Comunale d’Arte
9. Collezione Valle, nucleo di 44 incisioni
10. Università degli Studi, Collezione Piloni
11. Camera di Commercio
Bosa: 12. Raccolta Permanente A. Atza
Genova: Collezione The Mitchell Wolfson Jr. – Fondazione Regionale C. Colombo, un olio e quattro xilografie
Roma: Calcografia Nazionale, nucleo di 84 incisioni


Notizie recenti sull’artista:
http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/stanis-dessy/
http://www.linkoristano.it/prima-categoria/2013/05/16/stanis-dessy-in-mostra-nella-pinacoteca-comunale-carlo-contini/#.VG6jZTSG-Og

 

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