“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Sabato, 19 Gennaio 2013 10:40

Quale editoria?

Scritto da 

Tra qualche giorno, nelle librerie più fornite (quelle, cioè, le cui mensole non sono gravate di tomi dei soli e soliti quattro o cinque grandi editori), un piccolo libricino dal piccolo costo, leggibile anche in formato telematico: http://www.duepuntiedizioni.it/hypercorpus-home/fare-libri-oggi/ ,verrà posto in vendita. Il titolo: Essere editori oggi. Gli autori: Andrea Carbone, Giuseppe Schifani, Roberto Speziale.
Andrea Carbone, Giuseppe Schifani e Roberto Speziale sono i tre soci fondatori di :duepunti editore (Palermo). 

:duepunti è nata intorno a un tavolo al quale sedevano molti amici. Si trattava di lavorare insieme a un progetto comune: creare, scambiare, condividere suggestioni, frammenti, scritti in un gioco costante di rinvii e rilanci”. Dal gioco al progetto, dal progetto alla realizzazione dello stesso: “diventare editori significava per noi ampliare quel laboratorio, estendere a una cerchia sempre più ampia quegli scambi e consigliare buone letture a un gruppo sempre più numeroso di amici, dai quali raccogliere a nostra volta suggerimenti e progetti”. Tenete a mente i verbi soprascritti: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere. Passo in avanti.
Nata, la casa editrice contrasta e combatte la rocciosa esistenza di un mercato oligopolista, libertario a parole ma illiberale nella pratica, stanco ma non ancora spossato nella difesa degli avamposti. A ciò s’aggiunga “il vincolo costituito dagli oneri materiali” della produzione editoriale: il costo della materia prima, della lavorazione industriale, dei servizi connessi alla distribuzione; la fatica e il lavoro intellettuale necessario; le forme molteplici di commercializzazione e diffusione del libro stampato.
Più è alta la soglia delle spese quantitative, più bassa diventa la propensione al coraggio qualitativo: “il rischio connesso agli investimenti, che per definizione caratterizza l’impresa editoriale nel contesto del mercato, impone soprattutto all’editore l’esercizio del coraggio”. Il che, naturalmente, non significa “che le scelte obbediscano a considerazioni di ordine esclusivamente o anche solo prioritariamente commerciale: un editore indipendente, impegnato a favore di una causa politica o interessato a sviluppare una linea di ricerca e a sostenere un discorso culturale, può decidere – e spesso effettivamente decide – di pubblicare un libro pur sapendo che le vendite non saranno significative o addirittura non gli permetteranno di coprire le spese”.
Il catalogo di :duepunti conferma che coraggio, propensione alla scommessa, insistenza alla qualità non mancano.
Torniamo ai verbi tenuti a mente e ripetiamoli ancora: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere. Sono i verbi con cui viene raccontata la nascita della casa editrice, sono i verbi con cui può raccontarsi il processo editoriale in atto al momento: “il libro si smaterializza: è sempre meno oggetto di carta stampata e va divenendo un testo capace di assumere forme varie, veicolato da supporti differenti, scambiato, diffuso, condiviso rapidamente e senza intermediazioni”.
Il libro sempre più smaterializza la sua consistenza cartacea per ridefinirsi nelle forme medesime con cui – da ieri – “produciamo e scambiamo brani musicali o fotografie”.
“Essere scrittori, editori e lettori” – si legge – non necessariamente significa “scrivere, pubblicare e leggere libri di carta stampati con l’inchiostro”.  E dunque: creare, scambiare, condividere; ampliare, estendere, consigliare e raccogliere ovvero smaterializzare il testo per diffonderlo “liberamente e gratuitamente dal creatore al fruitore”. Conseguenze: abbattimento dei costi produttivi; messa all’angolo degli “ipocriti” e “benpensanti” che difendono il diritto di copia di giorno mentre di notte si tramutano in “scaricatori senza scupoli”; modifica sostanziale dell’intero mercato editoriale.
Quale il nuovo ruolo dell’editore in questa prospettiva, sentita ormai prossima? Non più quello di selezione dei testi “perché nell’era avanzata del web 2.0 i lettori sono riuniti in comunità interconnesse e costituiscono uno o più soggetti collettivi" più o meno indipendenti; non più quello della lavorazione degli scritti medesimi (rilievi di merito, evidenze sperimentali, indicazioni di sviluppo, editing, correzione e miglioramento stilistico, traduzione) poiché “il sistema di revisioni paritarie” assicura “in forma volontaria e gratuita” il miglioramento formale e sostanziale delle opere.
All’editore toccherebbe – invece – elaborare e sviluppare, sviluppare e migliorare, migliorare ed ampliare, ampliare e condividere piattaforme di scambio, luoghi virtuali d’incontro, fruizione e confronto muovendosi in nome e per conto “esclusivamente di criteri di interesse culturale”. All’editore, dunque, “la creazione di strumenti e la promozione di occasioni per lo scambio e la condivisione dei testi e di materiali ed esperienze collegati ai testi”.
Questo il contenuto di Essere editori oggi, libello che termina con due domande che s’impongono all’aria: “come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro?”.
Infatti “finché non troveremo" – leggiamo ancora – "risposta a queste domande fondamentali, finché la circolazione aperta e gratuita delle opere avverrà in un contesto generale che obbedisce alla logica del mercato, sperimenteremo un dissidio straziante perché tutto il lavoro che sarà svolto per la creazione e l’edizione delle opere rimarrà non retribuito. La sfida, allora, consiste oggi nel cercare e praticare in maniera condivisa soluzioni innovative”.
Ripetiamo le domande: come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro? Le ripetiamo perché ora si fissino agli occhi di chi legge affinché – chi legge – possa  pensare a una risposta possibile. Queste, infatti, sono le domande con cui – chiunque produca cultura “smaterializzata” (nella sua forma apparente) ma gravida e viva davvero (nel suo contenuto d’idee, di racconto e di stile) –  tartassa le sue notti dopo aver tartassato i suoi giorni.
Come sostenere la creazione di cultura? Come garantire la giusta retribuzione del lavoro?
A partire da Essere editori oggi il dibattito è aperto.

 

 

 

Andrea Carbone, Giuseppe Schifani, Roberto Speziale
Essere editori oggi
:duepunti, Palermo, 2013
pp. 64

Lascia un commento

Sostieni


Facebook