“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Venerdì, 23 Maggio 2014 00:00

"Drawing Masters": tecnica e fantasia in Sergio Toppi

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Per i veri cultori del fumetto – quale io non sono – fino al 2 Giugno 2014 a Perugia è possibile visitare la mostra Drawing Masters, che accoglie alcune illustrazioni di Pintér, Mastantuono, De Angelis. Essi sono stati categorizzati, e a ragione, come “drawing masters” perché il primo ha illustrato intere collane di Mondadori, tra cui quelle del Commissario Maigret e di Agatha Christie; il secondo invece è stato capace di passare al tratto grottesco di Topolino a quello delle avventure di Tex.

De Angelis, d’altro canto, è uno dei fumettisti di punta di Nathan Never.
Non me ne vogliano i suddetti cultori, ma il mio occhio profano è rimasto colpito solo dalla scarna bicromia del tratto di Sergio Toppi, di cui mi appresto a dare una breve, e personale, impressione.
Il tratto in questione, quello di un fumettista che ha esordito fin dagli anni Cinquanta, è quanto di più distante si possa immaginare dalla pulizia e dall’ordine che ci si aspetterebbero da un disegno “finito”.
Innanzi tutto, come nel fumetto classico, Toppi non fa uso del colore, che viene utilizzato ampiamente solo a partire dal 2003. E, anche in questo caso, la colorazione sarà un altro elemento usato in modo da rendere il disegno indefinito, quasi fuggevole: l’utilizzo di chine ed ecoline abbinate a colla o acqua daranno sfumature estremamente suggestive e sempre indefinite.
Se dunque il bianco e il nero danno già di per sé l’idea di un disegno allo stato di bozzetto, che dire allora del personalissimo tratto del maestro?
Gli effetti di riempimento sembrano andare contro ogni regola stabilita: il tratteggio segue traiettorie imprevedibili e sempre diverse, sembra quasi disomogeneo; con esso Toppi rende ombre, rughe, increspature, aloni, acqua, roccia, pelle umana e rettile, capelli, barbe, vestiti e edifici.
I retini stocastici sono aboliti in nome di un uso rapsodico del tratteggio e della spugnatura, tanto è vero che, osservando le tavole da vicino, il mio occhio si è perso al punto da non riuscire più a capire dove iniziasse un elemento e dove ne finisse un altro. È stato necessario allontanarsi di alcuni passi dalla tavola esposta, in modo che ogni soggetto tornasse al suo posto e l’intera illustrazione potesse prender vita e narrare la sua storia.
Le vicende raccontate vanno a dar voce a ogni mondo fantastico: ci sono pirati, personaggi arabeggianti da Le mille e una notte, samurai, contrabbandieri, pittoreschi stregoni, minacciosi cavalieri in armatura, figuri ispirati alle saghe irlandesi, le icastiche figure dei tarocchi. All’iniziale smarrimento dell’occhio ne è seguito uno interiore, cerebrale, in cui il mio essere si è sganciato dalla sala affollata e si è immerso nelle profondità di un mare in burrasca, ha cavalcato le onde sul dorso di una tartaruga gigante, ha ammainato le vele di una nave, si è smarrito tra gli arabescanti profili delle dimore orientali e si è ammantato di pirateschi indumenti.
Queste rappresentazioni, che popolano l’immaginario di ognuno di noi fin dalla nostra più tenera età, sembrano emergere direttamente dai meandri della nostra fantasia per adagiarsi sul foglio: le composizioni figurative, spesso dislocate su più piani, altre volte sovrapposte ad altri elementi che difficilmente potremmo definire di sfondo, appaiono come un frutto diretto della nostra mente; sembrano – con quel particolarissimo modo di palesarsi – ricalcare l’itinerario della nostra mente nel momento in cui si produce un ricordo: una serie di istantanee, difficilmente collegate tra loro, dove i dettagli emergono a fatica, ma in cui l’idea di fondo è ben chiara. I disegni di Sergio Toppi sono un ricordo che si attualizza e che trova il proprio dispiegamento nella dimensione del foglio da disegno, che a stento sembra riuscire a contenerne la cangiante indefinitezza.

 

 

 

 

 

 

Drawing Masters
Palazzo della Penna
Perugia, dal 20 aprile al 2 giugno 2014

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