“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Giovedì, 08 Maggio 2014 00:00

Lost in Landscape

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Nel più remoto e organizzato dei musei contemporanei del nostro Paese, si è realizzato quasi un sogno, un evento straordinario. La modernità spesso specchio nullo del tempo e visione pessimistica della quotidianità, esprime questa volta il suo aspetto più chiaro, realistico ed affascinante. E lo fa su una tematica saccheggiata divinamente nel corso dei secoli dell’arte con risultati immensi: il paesaggio.

Sessanta artisti di tutto il mondo, in molti casi per la prima volta in Italia, Perduti nel Paesaggio, si raccontano nelle sale del MART di Rovereto, in centosettanta fotografie, ottantaquattro rappresentazioni pittoriche, dieci video e diverse istallazioni, context e web specific. Progetto unico grazie anche all’allestimento del grande Gerardo Moquero che dall’Havana a New York ha curato i più grandi eventi internazionali nei templi della modernità e che qui riesce a realizzare un globale miracolo artistico.
La cosa che più affascina e rende non replicabile questa mostra è il restare rapiti dalle immagini che nelle loro contraddizioni e reinterpretazioni in chiave contemporanea, raccontano la Terra, crocevia di popoli, di natura, di emozioni.
Ed è proprio per questo che il viaggio intorno al mondo inizia con la più recente e definita rappresentazione dell’universo del telescopio satellitare Plank nel 2010, messo in orbita dall’Agenzia Spaziale Europea per captare la luce cosmica del Big Bang.
Tutto il Creato in una sola immagine, che è sì un’opera fotografica, ma parimenti coinvolge spazio, tempo, calore.
È l’atto primo, una sorta di iniziazione che permette al visitatore di entrare e perdersi nei paesaggi del globo.
Il video di Marina Abramovic su Stromboli, è un omaggio alla meravigliosa isola siciliana. Artista performativa che esplora i limiti del corpo, anche qui incentra il paesaggio su di una  figura femminile, che stesa sulla spiaggia sembra richiamare le forme del vulcano, l’attivissimo Iddu. C’è il silenzio, la quiete, il rumore delle onde, pria della tempesta. Poi il risveglio, la lava, il mare che travolgono la donna all’improvviso, in un’osmosi incredibile tra umanità e natura.
In Bomb Pond Series, Vandy Rattana racconta il fantastico paesaggio cambogiano, nel quale si intervallano piccoli stagni immersi nel verde. Ciò che sembra incontaminato, puro è invece risultato dei bombardamenti operati dall’aviazione Americana negli anni terribili della Guerra del Vietnam. Il fotografo, generato da quella terra, riesce però a trasmettere un messaggio altamente positivo: la natura violentata si rimpossessa di quei luoghi e si mostra più affascinante di prima.
In New Gates to Heaven Rula Halawani fotografa le barriere che sulle antiche mura della Città Vecchia di Gerusalemme separano i territori israeliano e palestinese. La posizione, le angolature, il contrasto cromatico tra il bianco e il nero, quasi come in una percorso obbligato spingono l’osservatore verso i cancelli al centro della fotografia. Ciò che l’artista palestinese riesce a comunicare è davvero devastante: angoscia, sofferenza, malessere, asfissia, morte.
Ogni foto, video, istallazione nel quantomai itinerante percorso espositivo del museo è davvero un’onda emotiva per gli occhi, per la mente, per l’anima.
E ciò si deve anche ad artisti come Richard Mosse, giovane ed incredibile fotografo che, nella sua già intensa carriera, ha narrato paura e disperazione di territori devastati da conflitti bellici o da eventi naturali, nella ex Jugoslavia, Iran, Pakistan e Haiti.
Ma qui è forse andato oltre, immergendosi in uno dei luoghi più violenti della Terra, il Congo, teatro di un’efferata guerra civile.
Il paesaggio è spettacolare, travolge ed affascina, è emozione onirica. Ma il sogno è purtroppo stuprato, interrotto dall’apparire di figure di militari armati. Non c’è morte, non c’è sangue, eppure l’artista irlandese, in maniera sottile ed efficace dà vita ad un affresco fotografico, virato in tonalità rosa, evidente specchio dell’irreale contraddittorietà di quei siti paradisiaci.
Perduti nel Paesaggio è una mostra extrasensoriale che deve essere visitata, affrontata, vissuta. I numerosi artisti non danno forma ad una rappresentazione finita da ammirare nella sua perfezione, ma identificano il topos stesso con l’uomo.
L’uomo, infatti, si rimpossessa completamente del paesaggio, lo valorizza, lo violenta, lo protegge, lo devasta.
Lost in Landscape è il modo più intenso per volgere all’uomo e alla natura, oggi.
Per perdersi e ritrovarsi.

 

 

Immagini a corredo dell'articolo: Rula Halawani New Gates To Heaven; Fernando Brito, Tus pasos se perdieron con el paisaje
Immagine di copertina: particolare di Huang Yan, Shangshui Tattoo Series 1 – 3 (1999 − Courtesy Galerie Wilms & VIP’s Gallery)

 

 

 

 

Perduti nel Paesaggio (Lost in Landscape)
a cura di
Gerardo Mosquera
opere di
Marina Abramović, Tarek Al Ghoussein, Lara Almárcegui, Analía Amaya, Carlo Alberto Andreasi, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Bae Bien-U, Bleda y Rosa, Fernando Brito, Luis Camnitzer, Pablo Cardoso, Jordi Colomer, Russell Crotty, Gonzalo Dìaz, Simon Faithfull, Fischli & Weiss, Carlos Garaicoa, Emmet Gowin, Carlo Guaita, Andreas Gursky, Rula Halawani, Todd Hido, Huang Yan, Carlos Irijalba, Takahiro Iwasaki, Isaac Julien, Anselm Kiefer, Iosif Kiraly, Hong Lei, Glenda Leòn, Yao Lu, Cristina Lucas, Armando Lulaj, Rubens Mano, Arno Rafael Minkkinen, Richard Mosse, Sohei Nishino, Glexis Novoa, Sherman Ong, Gabriel Orozco, Alain Paiement, Junebum Park, Paul Ramìrez Jonas, Vandy Rattana, Szymon Roginski, Ed Ruscha, Guillermo Santos, George Shaw, Gao Shiqiang, David Stephenson, Davide Tranchina, Carlos Uribe, Agnès Varda, Verne Dawson, Michael Wolf, Catherine Yass, Kang Yong-Suk, Du Zhenjun
Museo
MART
Rovereto (TN), dal 5 aprile 2013 al 31 agosto 2014

 

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