“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Giovedì, 17 Gennaio 2013 11:48

È Pablo Picasso

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L’ultimo genio creativo della storia, colui che immaginò una nuova dimensione oltre lo spazio, cambiando per sempre coordinate del tempo e piani di osservazione della realtà: una forma unica di rappresentazione pittorica, una sublime intuizione realizzativa denominata “Cubismo”.
È Pablo Picasso.
La sua luce travolgente illumina Milano e Palazzo Reale.
L’occasione è irripetibile: il “Musée National Picasso” di Parigi, causa restauro dei suoi spazi murari, disloca temporaneamente l’intera collezione: oltre duecentocinquanta opere, meravigliose, devastanti, alcune delle quali escono per la prima volta dai confini della grandeur.

La Milano da bere si abbevera alla genialità e alla ricerca artistica del pittore spagnolo, vive le fasi tutte della sua esistenza e ne è travolta inesorabilmente. Un vero e proprio unicum, che oltrepassa la mera esibizione di Palazzo ed entra nella spina dorsale della città con vernissage, incontri, eventi mondani.
Quasi mezzo milione di visitatori, curiosi o appassionati, inesperti o semplici modaioli, sconvolti dal desiderio di immergersi nella modernità, travolti da un senso inesorabile di sublimazione dinanzi ai molti e diversi momenti della geniale e ribelle esistenza del divo spagnolo; momenti scanditi da una successione cronologica al tempo stesso costruttiva e rigorosa.
E così in principio fu il periodo “blu” dove Celestina (la donna con un occhio solo)  è un vero capolavoro figurativo, avvolto in sfumature di freddo cromatismo, che mira a quel fare pittorico iberico e al sommo Goya.  Il periodo “rosa” ne I due fratelli: straordinaria e inedita plasticità nell’ossimorica convivenza di serenità e tristezza. La ricerca “africana” o “protocubista” nel Autoritratto  del 1906: uno dei mille schizzi preparatori per la prima monumentale meraviglia che fu Les demoiselles d’Avignon, una forza espressiva formidabile, un’energia interna quasi animistica. E quindi il “Cubismo” di Testa di donna (Fernande) che segnò la svolta epocale dell’arte Picassiana: una testa scolpita, la scomposizione dei piani spaziali, la scultura e la tridimensione plastica. Non mancano gli anni del coinvolgimento politico e dell'antimilitarismo con Massacro in Corea, quadro di denuncia (come lo fu Guernica), reazione rabbiosa, viscerale, all’azione americana, che rimanda ancora una volta al Goya e alla sua Fucilazione. E poi le reinterpretazioni dell’arte rinascimentale e moderna in Due donne che corrono sulla spiaggia (La corsa), una gouache che ruba secoli e secoli di pittura, richiamando finanche i dipinti parietali romani; una sensualità inaspettata che due figure pur gonfie riescono a trasmettere nel loro incedere armonico. E così fino agli ultimi anni di vita, di un eroticismo ancora più accentuato, paradossalmente stimolato dal crescente stato di impotenza; Il Bacio è la prova probante  di quanto questi temi abbiano fatto parte della fase finale della sua esistenza conservando forza, energia e medesima accecante vitalità.
L’8 aprile del 1973 nella casa a Mougins in Provenza, il suo cuore interrompe per sempre il battito creativo. Con Picasso muore non solo l’ultima divinità pittorica della storia, ma muoiono duemila anni di rappresentazioni incise o modellate, affrescate o su tela; da quel giorno i nuovi artisti investiranno nella ricerca di modus differenti e audaci, specchio di un tempo, il nostro tempo in cui l’arte immortale resta, ancora oggi, soltanto un melanconico ricordo.
Capolavori del Museo Nazionale di Picasso di Parigi è la mostra dell’immortalità artistica di un uomo attraverso una collezione unica, occasione irripetibile di trionfo emozionale.

 

 

Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi
allestimento a cura di Italo Lupi, Ico Migliore, Mara Servetto
Palazzo Reale
Milano, dal 20 settembre 2012 al 27 gennaio 2013

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