“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Giovedì, 24 Aprile 2014 00:00

Sensational Umbria!

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L’Umbria ama Steve McCurry.
Fotografo statunitense, classe 1950, vincitore di alcuni dei più importanti premi del settore – tra cui il "National Press Photographers Award" e il "World Press Photo" − è diventato famoso grazie al celebre scatto intitolato La ragazza afgana.

Steve McCurry è uno dei pochi fotografi che, periodicamente, mette in mostra le sue opere al Palazzo delle Esposizioni di Perugia. Insomma, quando arriva McCurry porta con sé quell’aria di successo internazionale che, per un po’, smette di far boccheggiare il cittadino umbro, soffocato dalla sua posizione periferica, facendogli assaggiare il sapore del vero successo mondiale.
Quale può dunque essere la reazione del suddetto cittadino umbro quando proprio a Steve McCurry viene commissionato un servizio fotografico sull’Umbria, di cui egli stesso cura l’allestimento? È un tripudio: di eventi, di insegne cartonate, di bytes sui social network. È un tripudio di colori, quelli che caratterizzano la foto della ragazza dagli occhi azzurri e con un turbante bianco-rosa in testa che cattura i passanti ad ogni incrocio di vie.
Sono andata alla mostra, che reca il nome evocativo di Sensational Umbria senza essermi prima informata sull’itinerario seguito dal fotografo sia nello scattare sia nell’esporre le immagini. Sono andata lì con il solo intento di vedere come il famigerato Steve McCurry fosse riuscito a rendere luoghi a me familiari.
L’esposizione, a Perugia, è dislocata in due edifici storici: l’ex Fatebenefratelli e il Museo del Palazzo della Penna. Contrariamente alle indicazioni sparse per la città, sono andata prima all’ex Fatebenefratelli, dove è presente la parte più consistente – per non dire la mostra vera e propria. In un’unica sala rettangolare, buia, spiccano i riquadri delle foto, macchie di colore retroilluminate di diverse dimensioni che formano una sorta di arcipelago di soggetti, di luoghi, di eventi.
Un mosaico reso vivido non solo dallo sfondo nero, ma anche – e soprattutto − dai colori brillanti e vivaci, vero tratto distintivo di McCurry.
Questi colori colpiscono i soggetti, rendendoli luminosi ed estremamente dettagliati: sembra quasi  che prendano vita, come dei pop-up, fino ad emergere dal pavimento sul quale le immagini sono disposte. Se poi consideriamo le scene catturate, tratte da eventi come l’Umbria Jazz, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, oppure dai recessi di una bottega artigiana, o dal transetto di una chiesa medievale, o ancora dalla sponda di un lago, non possiamo non sentirci coinvolti in quella particolare contingenza spazio-temporale.
Non sto qui a sindacare sulla pretesa di immediatezza o di spontaneità delle fotografie: è pur vero che, analizzando alcune di esse con spirito critico, anche l’occhio meno avvezzo si rende conto che alcune di esse non possono che essere state costruite ad hoc per creare uno scatto sensazionale. Si può però continuare con la “sospensione dell’incredulità”, ovvero prendendo le immagini non per quello che sono, ma per ciò che trasmettono, ovvero lasciare da parte la razionalità e abbracciare – lasciandosi a propria volta avvolgere − dalla sensazione profusa dalla foto che ci si ritrova ad osservare. E, in quanto a coinvolgimento, le immagini di McCurry fanno esattamente il proprio dovere. Debbo però aggiungere una nota negativa a questo quadro, che riguarda la location gemella all’ex Fatebenefratelli, il Museo del Palazzo della Penna.
Sebbene quest’ultimo spicchi per particolarità architettoniche, lo spazio espositivo non è assolutamente adatto o, perlomeno, non lo è quanto l’altro: viene a mancare la penombra che garantisce una migliore fruizione della foto. Inoltre, la collocazione dei pochi scatti – uno dei quali, quello della ragazza col turbante bianco-rosa, peraltro ripetuto − sembra solo funzionale a dare visibilità alle lavagne di Beuys, artista tedesco che a Perugia si era incontrato, nel 1980, con Burri e che aveva donato alla città una scultura nera ancora esposta alla Rocca Paolina.
Per concludere, non so bene come interpretare l’area selfie posta all’ex Fatebenefratelli: perfettamente consona all’occasione, certo, ma anche frutto di una predisposizione a seguire le mode che spezza un po’ la magia creata dagli scatti di chi, fotografo, lo è per davvero.

 

 

 

 

Sensational Umbria
Perugia, Ex Fatebenefratelli e Palazzo della Penna
dal 29 marzo al 5 ottobre 2014

 

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