“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Monica Palmeri

Raffaella R. Ferré: Inutili fuochi

Le vacanze estive sono da sempre materia prima per canzoni, romanzi, racconti e sono entrate a far parte di un immaginario collettivo in cui tutto (o quasi) è concesso come premio delle fatiche e dei sacrifici di un intero anno.
Sono momenti di sospensione dalla routine quotidiana, un carnevale celebrato in costume da bagno e infradito, catalizzatore di reazioni chimiche tra fluidi di dubbia origine mescolati con sapiente ignoranza durante l'inverno e poi lasciati esplodere indisturbati sul tavolo di una casa in affitto o in un villaggio turistico tanto anonimo quanto bizzarro.

Dove va a finire tutto l'amore che facciamo

THE ARTIST IS PRESENT (2010) – MARINA ABRAMOVIC

Ad Amsterdam piove ininterrottamente da tre giorni.
Uwe, macchina fotografica in mano, arrivato da poco dalla Germania, si sta bagnando da capo a piedi alla ricerca di un posto in cui ripararsi.
Alla vista di un bar accelera il passo e
quasi si scontra sulla porta con un uomo in giacca, cravatta e 24ore, lannosa questione della precedenza miete vittime dal lontano XVII secolo, Don Rodrigo ne sa qualcosa, ma nel 1975, per fortuna, è passata di moda l'abitudine di camminare armati di spada e i guanti che lo sconosciuto indossa non saranno utilizzati per lanciare sfida alcuna.

Sparire per (non) ritrovarsi

Ennio è un giovane romano laureato in Letteratura Italiana. Proveniente da una famiglia molto agiata non ha mai deciso niente perché non ha mai sentito un autentico desiderio. Abita in un appartamento di sua proprietà con la fidanzata Elisa, non ha bisogno di lavorare, conduce una vita senza orari né doveri in cui alterna le prove con la propria band alle serie televisive (di cui non guardano mai le ultime puntate “perché vogliamo evitare di commuoverci, o rimanerci male, di creare una situazione difficile dal punto di vista emotivo”1) o alle canne.
Quando Elisa si trasferisce in Giappone per insegnare italiano decide di porre fine alla loro storia e dopo qualche tempo sparisce senza lasciar traccia di sé.

È stato il maggiordomo

 

“Perché non ci uccidete e basta?”

“Sottovaluta l'importanza dello spettacolo”

(Funny games, 1997)

 

Ho da poco appurato l'esistenza di una rivista intitolata Giallo: mi fissava dall'alto di uno scaffale, in un'edicola. Leggendone il titolo ho sentito una fitta alla bocca dello stomaco, segnale inequivocabile che avverto al cospetto, ad esempio, di video musicali trash o soap-operas recitate malissimo: in certi prodotti del sistema mediatico particolarmente malriusciti vi si può rintracciare tutto l'opposto della “sprezzatura” di Castiglione, e cioè uno sforzo enorme, ben visibile, che non porta a nulla se non all'agghiacciante squallore. Si tratta di uno squallore nudo, che tentando artificialmente di dissimulare non fa altro che rivelare tutti i meccanismi del suo stesso artificio. Sono un voler essere eternamente sconfitto, involontariamente parodico.
Una volta adocchiata la rivista non ho potuto fare a meno di comprarla.

La purezza artificiale delle fotografie di Julian Faulhaber

Una strada deserta, un casinò prima dell'inaugurazione, un garage mai utilizzato, il particolare della facciata esterna di una palazzina priva di condomini: sono questi i soggetti della serie di fotografie dal titolo LDPE esposte da Julian Faulhaber alla galleria Extraspazio di Roma fino al 28 giugno.
Tutti i luoghi immortalati sono stati scelti dall'artista non solo per l'assenza della figura umana ma soprattutto perché nessuno di essi è ancora stato adibito all'uso.

E voi dove siete adesso?

“Senta, mi faccia un quadro della situazione nazionale dopo la sconfitta.”

“Vorrei, ma qui lunico sconfitto sono io.”

 

Italo Tramontana, protagonista del romanzo Dove eravate tutti di Paolo Di Paolo, ha meno di trent’anni ed è alle prese con la tesi di laurea in Storia Contemporanea. Dopo aver notato che gran parte della sua vita si è svolta sotto l’egida di uno dei tanti governi Berlusconi, decide di farne un oggetto di studio accademico: “Bastava essere nati dieci anni dopo di me […] per essere ostaggio di un’idea di politica che coincideva perfettamente con l’esistenza al mondo di Silvio Berlusconi […]. Se il televisore era acceso, lui c’era. Appariva. Sorrideva. Si imbufaliva. Stringeva le mandibole, mostrando un’espressione nervosa e uno strano colorito terreo. Se il televisore era spento, sarebbe arrivato un istante in cui, senza rimedio, qualcosa o qualcuno avrebbe evocato la sua presenza. Anche solo per una battuta, senza indignazione: una stupidissima battuta stanca e svogliata”.

Senza rimpianti, col colesterolo alle stelle

Mi sono immatricolata all’università lo stesso anno in cui è esplosa la crisi economica, un po’ come se il mondo intero stesse dicendo alla mia generazione “Welcome to the real world! Take a sit and a glass of vodka, its on me!”. Quando qualcuno mi chiede cosa studio all’università aspetto almeno un paio di secondi prima di rispondere. Prendo un respiro profondo e mi preparo al peggio: storia dellarte, sussurro. Ecco le risposte più frequenti:

 

  • Bello... Vuoi diventare come Sgarbi?

  • Ah, ma quindi dipingi?

  • Anche a me piaceva educazione artistica alle medie, ma sai, ho preferito fare qualcosa di utile.

  • Arte, hai detto? Non avevo mai conosciuto nessuno di Scienze delle Merendine, tanto piacere.

     

Ciò che odio di più, oltre al senso di precariato che però, ormai, è assolutamente vietato menzionare (“Sii creativa, oggi il lavoro devi inventartelo! Non esiste più nulla di preconfezionato, bambocciona che non sei altro! Sii pioniere di te stessa! Stay hungry, stay foolish!”), non sono i commenti fuori luogo o le domande un po’ sciocche, ma tutti quelli che si spacciano per esperti proponendo un’immagine distorta del critico d’arte.

"Servirà qualcuno che ci legga, alla fine", di Carlo Zambotti

Pochi giorni fa, vagabondando tra i banchi di un mercatino dell’usato, ho trovato l'ottavo volume dei racconti di Čechov a 1€. Sonnecchiava tra Ogni giorno della mia vita di Nicolas Sparks e un manuale di informatica edito nei primi anni Novanta. Una volta arrivata a casa, ho scoperto l’esistenza di una dedica scritta a penna nera sul frontespizio. Cito testualmente: “Natale 1984: Spero che questo libro accenda (disegnino di una candela) in te la passione per i romanzieri russi... Comunque se vuoi leggere altri racconti parla con Elena, Mia e Chiara che ne sanno qualcosa. Ciao, auguri (disegnino di un abete addobbato) – Anna”.

Lo "Zoo col semaforo" di Paolo Piccirillo

Quando mi trovo al cospetto di un libro scritto da un autore che non conosco ho la malsana abitudine di non leggere le informazioni biografiche sulla quarta di copertina, non prima, almeno, di aver completato la lettura.
Al termine di Zoo col semaforo, tuttavia, trovo ad attendermi una sola, discreta riga: "Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Non ci posso credere. Rileggo.
"Paolo Piccirillo (1987) è nato a Santa Maria Capua Vetere (CE). Ora vive e lavora a Roma".
Millenovecentottantasette. Il libro è stato pubblicato nel 2010. A voi i conti.

Cubisti, cubismo

La mostra "Cubisti Cubismo" è visitabile fino al 23 giugno al complesso del Vittoriano di Roma.
La curatrice Charlotte N. Eyerman, storica dell'arte e direttore di F.R.A.M.E. (French Regional and American Museum Exchange), in collaborazione con Simonetta Lux, docente di Storia dell’arte contemporanea all'Università “Sapienza" di Roma, ha organizzato gli spazi in sezioni tematiche presentando al pubblico anche gli artisti meno noti. Oltre agli universalmente conosciuti Pablo Picasso, Juan Gris, Georges Braque e Fernand Léger non mancano opere di Albert Gleizes, Marsden Hartley, Diego Rivera, Natalia Goncharova, Gino Severini e Ardengo Soffici per oltre duecento opere.

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