“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Daniele Magliuolo

Begotten o della trasformazione del Tutto

Dio è morto. Si è appena suicidato disseminando viscere sul pavimento e imbrattando le pareti di sangue. Dal suo stesso corpo viene in essere “madre natura”, che inizia a masturbare il cadavere già in putrefazione del Dio. Si sparge sul delicato ventre lo sperma che ne fuoriesce, poi lo introduce all’interno della sua folta cavità pubica. Dall’atto sessuale nasce il “figlio della terra”. Il nuovo essere è cagionevole ed indifeso, e dimenandosi convulsamente mostra i segni della sua purezza. Ma il mondo e la materia sono dietro l’angolo, pronti a modo loro ad accoglierlo. L’impatto è violento. Gli esseri del “teatro della materia” rapiscono ed abusano del figlio e della madre. Li plasmano con strumenti arcaici e ne distruggono la forma, ma non la sostanza. L’annientamento delle due figure primordiali (madre e figlio) fa da seme per la natura che germoglia in tutta la sua bellezza e potenza.

L'arte sofista. Da Diprè a Spagiari

Quello che vi proponiamo oggi è una sorta di prosieguo del discorso avviato in un precedente articolo di nostra pubblicazione (per i curiosi http://www.ilpickwick.it/index.php/cinema/item/553-empire-o-dellarte).

Empire o dell'Arte

Che cos’è l’Arte? Senza soffermarci troppo nei dettagli delle teorie antiche e moderne in merito, cosa che dilungherebbe troppo la trattazione di questo scritto, possiamo sintetizzare dicendo che, se per gli oggettivisti antichi il senso ontologico dell’arte è da ricercare nella relazione immanente tra estetica ed opera, per i soggettivisti moderni l’essenza artistica è una valutazione tutta umana, e quindi scevra da canoni ben precisi di uno standard estetico.

Un progetto risorto e quattro ragazzi degli anni '80

Due performance agli opposti, o forse no. Due poli contrari che si attraggono. Due rappresentazioni artistiche che si confondono fino a rendersi un corpo unico nella percezione dello spettatore. Da un lato la musica psichedelica di Francesco Francone, dall’altro la cavalcante angoscia dei Joy Division nella riproposizione della cover band The House of Dolls.

Pagine del libro di Satana o dell'evoluzione della storia

Se la conquista (o sconfitta) definitiva del Novecento è stata quella di consegnare al dominio dell’uomo l’essenza del male, collocando tutto ciò che è malvagio sotto la sfera del naturale (e quindi dell’umano) rendendolo accettabile oltre il positivismo, Dreyer fa un salto indietro e torna a trattare l’esistenza del male come un qualcosa di originariamente trascendente. La mitologia giudaico-cristiana offre terreno fertile per tale allegoria.

Ciclo Bergman (contenuti extra) - Tormento

“Ho il talento d’immaginarmi la maggior parte delle situazioni della vita: lascio agire la mia intuizione, la mia fantasia, i sentimenti giusti fluiscono, danno colori e profondità. Eppure mi manca il mezzo per immaginarmi l’istante della separazione. Siccome non posso né voglio immaginarmi un’altra vita, una sorta di vita dall’altra parte del confine, la prospettiva è agghiacciante. Vengo trasformato da qualcuno in nessuno. Questo nessuno non conserva nemmeno la memoria di un’intimità. Mi sembra di intuire quel che m’aspetta”.

(Ingmar Bergman)

 

Ti piace fare cacca?

Devo dirlo subito onde evitare inutili fraintendimenti, io sono paranoico.

Ciclo Bergman (parte XII) - Un mondo di marionette

“La redazione di Un mondo di marionette è molto rigorosa. Dopo aver scritto la sceneggiatura, cancellai più del venti per cento del dialogo. Quando poi girammo, se ne andò un altro dieci per cento. Il film perciò ha una forma molto compressa: corte sequenze con interventi didascalici alla Brecht che illustrano lo sviluppo dell’azione fino alla catastrofe finale”.

(Ingmar Bergman)

Ciclo Bergman (parte XI) - Sinfonia d'autunno

“Ci sono donne così. Rifiutano di essere disturbate dai loro figli. Non vogliono perdere tempo con i loro problemi. Hanno la loro vita, la loro carriera. Tutto il resto non conta. È di una donna così che ho voluto parlare”.

Ingmar Bergman

Ciclo Bergman (parte X) - Sussurri e grida

“Tutti i miei film possono essere immaginati in bianco e nero, tranne che Sussurri e Grida. Nella sceneggiatura, dico di aver pensato al colore rosso come all’interno dell’anima”.

(Ingmar Bergman)

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