“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Daniele Magliuolo

Sono dietro di te (parte 4)

Ho iniziato questo processo di interpretazione dei miei raccontini adolescenziali qualche anno fa quando mi decisi, dopo diverse riflessioni, a incontrare una psicologa. Era una dottoressa di circa una quarantina d’anni, belle gambe, acconciatura e vestiario sempre curati e un viso accademico, con quegli occhialini classici che ti permettono di guardare l’oggetto d’indagine (in questo caso io) in modo asettico ed austero. Com’è ovvio che sia non le raccontai mai nulla delle mie reali azioni, mi limitai a farle presente alcune mie fantasie innocue e qualche sogno ricorrente.

Sono dietro di te (parte 3)

Dunque, vi ho raccontato dei miei film/gioco, tutta una produzione pseudo letteraria che letta a distanza di anni mi è sembrata solo robaccia, fino a quando un giorno non mi è ricapitata tra le mani la storia che vi ho poco fa raccontato (Il mostro che mangiava le bambole). Rileggendola nel lontano 2001 ho cercato disperatamente di rivivere un’esperienza del genere e fortuna ha voluto che pochi mesi dopo incontrassi Martina, una vecchia fiamma delle medie.

Sono dietro di te (parte 2)

IL MOSTRO CHE MANGIAVA LE BAMBOLE

Samantha, 26 anni, incontra per caso, dopo circa un decennio, il suo ex compagno di banco delle scuole medie, John, e dopo un caffè insieme decide di iniziare a frequentarlo. John si dimostra gentile ed affettuoso e cosi dopo un mese si convince a viverci insieme. Intanto l’ex di lei, Michael, continua ad infastidirla seguendola ed importunandola a lavoro e per strada fino a quando non decide di parlarne con John che appare calmo e comprensivo rassicurandola che il tempo calmerà la rabbia di Michael perché prima o poi se ne farà una ragione. Quella notte stessa John e Samantha fanno l’amore, come tutte le notti insieme mano nella mano dormono sereni, ma nel buio della stanza, dopo un brutto incubo, Samantha si sveglia di colpo e trova John supino sul letto che la fissa.

Sono dietro di te (parte 1)

Sino a un certo punto lottò e si coperse gli occhi,
ma poi vinto dal desiderio e sbarrati gli occhi,
corse a quei morti e:
“a voi” disse “sciagurati, saziatevi di questa bella vista!”.

(Platone, Repubblica, IV, 440a)

 


Nothing is real

(Strawberry Field Forever, John Lennon)

 

 

INTRODUZIONE


Per raccontare come si deve questa storia bisognerebbe partire dall’infanzia, o addirittura dalla nascita del protagonista: io. Forse sarebbe un’esagerazione, ma del resto come faccio a sapere da che punto partire per raccontare la storia della mia vita?

Le tre vie

Bisogna che tutto apprenda:

e il solido cuore della Verità ben rotonda

e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera certezza.

Eppure anche questo imparerai: come le cose che appaiono bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso.                                                                    

(Parmenide, Sulla Natura, Fr. 1 v.28-32)

 

PREMESSA

Quella che segue è una storia reale. Lo era, lo è e lo sarà sempre nell’eterna immutabilità del divenire. Le tre possibili soluzioni possono essere interscambiabili. Attraverso un’attenta analisi del mio intimo sentire ho deciso di catalogare i tre atti rappresentanti la scelta nelle tre diverse scale palesateci dal filosofo di Elea. Il lettore potrà invece cambiare a proprio piacimento la catalogazione dei suddetti atti, in modo da renderla il più vicina possibile alla propria anima. 

L'Altro Cinema, Parte VII – "Holocaust Party"

Quel che vi presentiamo oggi è un prodotto lucidamente brillo (come chi vi scrive), perfetta simbiosi tra quel che dovrebbe e non dovrebbe essere. Siamo all’apice di quello che questa modesta rubrica si è prefissa di fare sin dall’inizio. Raccontare l’altro cinema, spesso attraverso il disgusto, o tramite l’introspezione più sperimentale. Ebbene, Holocaust Party sintetizza alla perfezione questo ibrido di genio e bruttezza. Il bello lascia lo spazio al “non so che” di leibniziana memoria. Un’indeterminazione ricca di contenuti, pregna di essenze ontologicamente folgoranti e, a tratti, folgorate. Inutile girarci intorno, stiamo parlando di quel fenomeno che è Andrea Diprè, personaggio che ormai sembra non conoscere più limiti, così come il suo dipreismo profetizza da tempo.

Il grande attaccante

Sono stato un grande attaccante, il terrore delle difese. Ho vissuto e goduto nell’era dei titani. Non so dirvi cosa abbia rappresentato per me veramente il calcio. Forse un modo di amare, ma anche di odiare. Le due cose vanno a braccetto, tutto sommato. Lo hanno fatto per tutta la mia vita. Un’esistenza all’apice, ma silenziosa. A tratti confusa, ma mai urlata. Le mie vicende extracalcistiche erano sempre raccontate sottovoce. Nei corridoi, nelle palestre, durante le docce. Gli sguardi sinistri e beffardi li ho sentiti sul collo da quando avevo 12 anni, li ho accettati, spesso a malincuore.

L'Altro Cinema, Parte VI – Cremaster 4 e 1

Oggi vi parliamo di un lavoro complesso, opera del regista e artista americano Matthew Barney. Innanzitutto, chiariamo che non siamo impazziti (al massimo c’è un po’ d’alcool nelle vene). I titoli si riferiscono al quarto ed al primo capitolo della serie, ma non perché abbiamo dimenticato gli altri, semplicemente perché sono i primi due. Ebbene sì, l’opera Cremaster Circle è composta da cinque film, il primo è appunto Cremaster 4, seguono poi Cremaster 1, Cremaster 5, Cremaster 2 e Cremaster 3. Trattasi di una produzione colossale, opera art video che ha fatto incetta di premi in giro per il mondo.

L'Altro Cinema, Parte V – Aftermath

Quinto capitolo di questa rubrica intitolata, un po’ superficialmente, L’altro cinema. Superficiale (e aggiungo anche beffarda) perché ormai ci rendiamo conto che di altro non c’è assolutamente niente in quanto ciò che è altro è, per definizione, indescrivibile. Ma queste sono paturnie dovute all’abuso di superalcolici, vezzo che ormai ha decisamente dato una spallata decisa alle poco lungimiranti pretese di psicanalisi (o meglio auto-psicanalisi) che voleva sostenere chi vi scrive. Ad ogni modo, riponiamo la bottiglia sotto il materasso (si fa per dire) e concentriamoci sul film di oggi (ma voi state bevendo?). Titolo della pellicola è Aftermath, cortometraggio diretto dallo spagnolo Nacho Cerdà.

L'Altro Cinema, parte IV – Vomit Gore Trilogy

Riprendiamo questa cavalcata nell’abisso, un percorso che, pian piano, ho deciso (deciso è un parola grossa, semplicemente è andata così) di raccontarvi tra le nubi dell’alcol. L’esperimento precedente con Nekromantic è riuscito, nel senso che chi vi scrive si è divertito. Fanculo quindi i buoni propositi di psicanalizzare l’Arte del disgusto con mente lucida e razionale. Ci penserà il mio immancabile scotch a psicanalizzare semplicemente me stesso. Il film, o meglio i film che vi raccontiamo oggi (trattasi di una trilogia) sono un ennesimo viaggio nell’orrore più eccitante che la mente umana possa immaginare. Opera del regista, a quanto pare satanista, Lucifer Valentine.

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