“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Michele Di Donato

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 2

All’alba del secondo giorno ci ritroviamo sullo schermo su cui c’eravamo lasciati; insomma, non proprio all’alba, il sole è già alto (lì dove c’è), ma i primi risvegli dopo una giornata intensa come la prima di lavoro – o di “esperienza”, come suggerisce giustamente di dire Francesco – finiscono per somigliare ai chiarori di un nuovo giorno: è un’alba simbolica, perché è come se il ritmo biologico avesse iniziato ad essere scandito dalle cadenze che Silvia, Matteo e Andrea imprimono alla Residenza.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 1

Abbiamo una barriera da rompere; quella di spazi resi angusti da un presente critico e aberrante, fatto di solitudini confinate tra quattro mura, che ci privano della possibilità dell’incontro, del contatto con l’altro. E ci privano, tra le altre cose, di quella che abbiamo scoperto essere più “altra” di tutte: il teatro. Che è “altro” e residuale nella considerazione di chi governa e che sconta una marginalità che – pur essendone stato sempre consapevole, e in qualche modo persino intimamente fiero – non lo aveva mai visto relegato a un’importanza così subalterna e a un ruolo ritenuto così poco primario nell’economia delle nostre vite.

A Brindisi, respirando di nuovo l’odore del palco

Avevamo a quanto pare una data, fittizia e farlocca, in cui avrebbero dovuto riaprire i teatri; ma quella data, fissata per il 27 marzo, è stata, sin dal momento stesso della sua promulgazione, un illusorio specchietto per le allodole, che sapevamo già in partenza avrebbe rappresentato – nella migliore e più ottimistica delle ipotesi – un punto di ripartenza più simbolico che effettivo.

Lo Stato dell’Arte: la tappa di Castrovillari

È un festival Primavera dei Teatri insolito quello che ha ospitato a ottobre del 2020 questa tappa de Lo Stato dell’Arte. All’interno del Castello Aragonese di Castrovillari questa primavera insolitamente scivolata nel primo scorcio d’autunno, complice la pandemia che ha scombussolato le tempistiche a cui eravamo avvezzi e la scansione usuale dei nostri calendari, ci ha visto assistere a una due giorni in cui fare il punto con artisti e Compagnie sullo Stato dell’Arte, progetto nato e sviluppato sotto l’egida di C.Re.S.Co., giunto alla decima tappa, la seconda del 2020 dopo quella di luglio a Campsirago al Giardino delle Esperidi; uno Stato dell’Arte necessariamente condizionato da quanto stavamo (e stiamo tuttora) vivendo e che non può evitare d’entrare nelle parole che per due giorni risuoneranno all’interno di una delle sale del fortilizio castrovillarese.

Fino a un attimo prima della fine

È stato bello. È stato bello tornare a teatro e illudersi di aver ritrovato una forma di normalità, sebbene stramba, fatta di platee disseminate di pubblico disposto a macchia di leopardo, di termoscanner all’ingresso, gel igienizzanti sparsi qua e là nei foyer e mascherine d’ordinanza tenute su mentre si era spettatori.

Venire da ieri, parlare di oggi, guardare a domani

Ci siamo interrogati su festival e teatri, sullo straniamento dell’essere di nuovo in platea alla conclusione di un periodo come non ne avevamo mai vissuti prima, fatto di sospensione della attività abituali, flusso di vita interrotto e distante dal canone usuale.

Cloughie

“Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio tra le nuvole, avrebbe dovuto mettere l’erba lì su”.
  (Brian Clough)

    

Il 17 luglio 2020 il Leeds United, grazie alla sconfitta del West Bromwich Albion sul campo dell’Huddersfield, conquista l’aritmetica promozione in Premier League, la massima divisione inglese, dalla quale la squadra mancava dalla stagione 2003/2004. Sulla panchina del Leeds siede “El Loco” Marcelo Bielsa. Siede, El Loco, sulla panca che fu di Don Revie e di Brian Clough. Bielsa, Revie, Clough: trova l’intruso.

Tornando a teatro: sensazioni, impressioni

Tornare a teatro – sebbene al teatro possibile in questo momento, all’aperto, mascherati e distanziati – è un’azione che compio non senza certa qual riluttanza, ancora spaesato da tutti quegli interrogativi irrisolti che questa stramba prima metà di 2020 si porta ancora dietro: se fosse giusto ripartire, in che modo fosse opportuno farlo, quale risposta sarebbe stato capace di elaborare il teatro (come comparto, come àmbito poetico in cui si riflette – e riflette – il tempo presente).

Kids Festival e il teatro senza apposizioni superflue

“Ogni volta che durante uno spettacolo un bambino mangia una patatina, un pop-corn, una caramella, da qualche parte nel mondo una marionetta, un burattino, un attore... muore!”
(Tonio De Nitto, prima di ogni spettacolo, rivolto alla platea)


                                    

Tornare a Kids per me è ogni volta come tornare a un’infanzia lontana e sospesa, tornare al bambino che ero e a quel precoce senso di ”adultizzazione” (o adulterazione?) intervenuto in anticipo sul mio candore, a svilire in parte la più autentica capacità di provare stupore; quel candore e quello stupore mi pare di recuperarli quando torno a Lecce, a Kids, e mi accoccolo alle cure di chi ti fa sentire accolto, aiutandoti maieuticamente a recuperare un sentimento puro di partecipazione, di condivisione, un sentimento al centro del quale c’è il teatro, ma intorno al quale pulsa l’intima essenza di una comunità che mette in moto e guida una macchina organizzativa ‘ecologica’ e confortevole.

Di padre in figlio: piccola epopea sentimentale

Oggi sono giusto otto anni: il 20 maggio del 2012 il Napoli guidato in panchina da Walter Mazzarri alzava al cielo la Coppa Italia: 2 a 0 alla Juventus nella finale secca di Roma; trofeo minore, senz’altro, ma in ogni caso il primo titolo messo in bacheca dalla SSC Napoli dai tempi di Diego Armando Maradona. Per ritrovare un Napoli che conseguiva una vittoria che arricchisse la bacheca bisognava risalire a ritroso fino al 1° settembre del 1990 e alla Supercoppa Italiana, vinta sommergendo anche quella volta – e anche quella volta in sfida secca – la Juve al San Paolo con un sonoro 5 a 1.

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