"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Alessandro Toppi

Shakespeare, Romeo, Giulietta e Biancofango

Mi sorprende, studiando dopo averne visto la messinscena di Biancofango, scoprire che Romeo e Giulietta è una delle opere di Shakespeare sulle quali la critica libresca si è soffermata meno.

Sull'Otello del Nest

L'energia e la giovinezza
L'impatto con l'Otello della compagnia Nest è come uno sguardo di sfida al mio sguardo, come una spinta ricevuta in pieno petto: “sveglia” sembra volermi dire quest'Otello “e stai attento poiché vedrai qualcosa di necessario, che ti riguarda”: l'impressione, insomma, è che stia per assistere a uno spettacolo che ha energia, intraprendenza e carattere.

La poesia, indistruttibile memoria della vita

Dove c'è esperienza nel senso proprio del
termine, determinati contenuti del passato
individuale entrano in congiunzione, nella
memoria, con quelli del passato collettivo.
(Walter Benjamin, Di alcuni motivi in Baudelaire)


La poesia è quel suono che produce conoscenza.
(Michele Sovente)

 
Conto cantanne schiante
Chiagne scuntanno cunte
Sconto cuntanno chiante
Schianto cantanno… punto.
(Mimmo Borrelli; 'A Sciaveca)

 

Da tre anni in Campania c'è un festival che non conosce la messa in pratica degli agganci amico-politici, che non ha Fondazioni dagli organici ingiustificabili, dalle esigenze pantagrueliche e dai bilanci chiaroscurali, che non chiede favori agli assessori di turno; un festival che ha un direttore artistico che non è stato nominato dagli esponenti dei partiti al governo; che non si nutre di finanziamenti estemporanei, da consumare e rendicontare entro il mese di dicembre e finalizzati solo alla pratica dell'evento-per-consenso; che non mira alla produzione di titoli destinati allo scambio, attitudine tacita ma assai frequente (nei grandi come in alcuni piccoli spazi) durante la consueta stagione teatrale.

I Ritornanti di Moscato

Ritornanti ha un prologo che si svolge nella metropolitana “artistica” di Napoli: adesso moderno nel quale la pluralità di passeggeri ricorda l'allora antico dei munacielli; reale che piano piano evoca, convoca e consente l'irreale e, con esso, il narrativo e il fantasioso; dissolvenza verbale che avviene in progressione e che permette l'apparenza della storia. L'epilogo invece – di nuovo in metropolitana –  è affidato a una vecchia signora: una Anna Maria Ortese di ritorno, che commenta suggellando il racconto che nel frattempo abbiamo letto citando un brano di Corpo celeste: “Avevo dimenticato...”, dice la Ortese. Nel mezzo il Ritornanti vero e proprio ossia la vicenda di Nannina e di Totore, e del loro figlio Tubbettiello, mandati da una Sanzara a salita Concordia 37 per l'occupazione di una casa destinata però subito a crollare: non prima, tuttavia, che gli spiriti che abitano l'appartamento abbiano ricompensato l'onestà della famiglia – e la sua naturalezza pura e primigenia – con la salvezza della vita, la ricchezza delle tasche, un futuro rinnovato.

Teatro e consenso in Campania

Un uomo è seduto in un carrello per la spesa, vestito in total white, con colletto alla coreana. Accovacciato all'interno – dunque egli stesso oggetto già selezionato e incarrellato da qualcun altro (l'amministrazione cittadina) – si fa spingere da una quindicina tra ragazze e ragazzi che gli fanno da coro e da serventi. È in questo modo che traversa il reparto di un supermercato (un non-luogo, per usare la definizione di Marc Augè) che probabilmente fa parte di un centro commerciale (altro non-luogo): sulla sinistra s'intravedono gli scaffali dedicati all'alimentazione bio (la naturalezza presunta mutata in offerta industrializzata) mentre a destra si distendono i banconi che contengono i surgelati: cibo la cui freschezza è stata sospesa perché riviva alla bisogna.

Lontano da voi. "Fedra", una tragedia politica

Premessa
Possiamo intendere Fedra come un patimento che appartiene all'anima e al cuore: una donna – ripetutamente tradita e abbandonata dal marito, tanto da considerarsene “vedova” – s'innamora del figliastro, lotta col desiderio (“Non voglio ciò che voglio”) ma ne esce sconfitta, dunque confessa questo sentimento e, non corrisposta, si vendica accusando di violenza carnale l'uomo che le ha detto “no”: ne viene la morte del giovane e quella della donna, incapace di sopportare la fine dell'amato.

Frammenti di vita, da Hopper al teatro

Quando facciamo riferimento a Hopper andiamo subito all'insieme di dipinti con cui – per dirla con una frase di Goodrich, frase che Hopper detestò – egli ci mostra “il volto fisico dell'America” e dunque gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta delle grandi città, dei villaggi di provincia, delle vaste distese rurali, degli scorci urbani e degli appartamenti arredati con gusto minimalista, squadrato e moderno.

Le serve di Genet, la caricatura di Capuano

Franca Angelini ne Il teatro di Genet scrive che Le serve ha per archetipo Signorina Julie di August Strindberg.

Dal Globe al Bellini. Note sul progetto

Premessa
Nei primi tre giorni del Napoli Teatro Festival il Bellini è diventato uno spazio elisabettiano: il palco sviluppato in profondità per quattordici metri e dunque disteso fino alla metà della platea, sul fondo la facciata a più porte, in proscenio quattro botole che portano al sottopalco; trenta panche di legno sono state invece sistemate in circolo, al posto delle poltrone di velluto, mentre le fila dei palchetti sono state illuminate soprattutto in verticale, con luci vagamente più fioche.

Primavera dei Teatri, politica e poetica

In Calabria
In Calabria abita il 3,25% della popolazione italiana ma sono avvenuti 917 spettacoli di prosa durante l'ultimo anno e cioè l'1% dell'offerta nazionale mentre la parte di FUS che interessa la regione è pari allo 0,56%.

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