“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Roberta Andolfo

Gli eptapodi di "Arrival". Aspettando "Blade Runner 2049"

L’aspetto del personaggio di Amy Adams (Louise Banks) è rilevante per la percezione del suo spirito. Molto semplice ed essenziale, con uno stile che rasenta il dimesso, ma in modo assolutamente elegante e raffinato, esso rispecchia la personalità di una linguista perennemente dedita allo studio appassionato della propria materia, con la quale fa coincidere il pensiero intorno all’intera esistenza e la fattività della propria.

Caricature del Fondo Pagliara al Suor Orsola Benincasa

Opere satiriche come piccoli scrigni di storia e cultura, come custodi di trapassate identità, e della loro più leggiadra esuberanza. Diverse fra le litografie qui esposte hanno da poco ritrovato la luce (grazie alle curatrici Alessandra Monica Mazzaro e Francesca De Ruvo), e questa luce sono ora in grado di restituire in generosa abbondanza, regalando, su tutte, la rara opportunità di svelare gli aspetti peculiari del mondo dei caricaturisti napoletani a cavallo fra l’Ottocento ed il Novecento.

Le splendide incisioni di "Perentoria figura"

Artisti nel mezzo dell’esplosione d’arte di piazza di Trevi, a pochi passi dalla fontana. La mostra dei tre incisori contemporanei Patrizio Di Sciullo, Francesco Parisi, Andrea Lelario, curata da Rita Bernini e Gabriella Bocconi, si dipana nella sede più giusta, e da lì estende l’invito a tutta la città, con il fascino e la pregnanza dell’arte grafica, rara ed immortale.

"Punti di vista": Luciano Ventrone in mostra a Pescara

Disciplina. Compare nella mente questa parola, osservando la prima impronta di Ventrone nelle immagini al principio del lunghissimo corridoio, intimo sentiero nel corpo materiale del museo. Di primo acchito, e per chi non sapesse cosa sta andando a vedere esattamente, le opere dell’artista potrebbero essere confuse con fotografie e forse, per chi non le osservasse con l’intenzione di guardare veramente, potrebbero trarre in inganno anche ben oltre lo sguardo iniziale. Ma, chiaramente, ciò che importa non è accorgersi di essere di fronte a dipinti e non a riproduzioni fotografiche. Che basti esserne coscienti per informazione data; il punto, qui, è un altro.

Jeanne Fredac, racconti fotografici socio-culturali

Ci vogliono alcuni anni per passare in rassegna dei luoghi, per cercare sia ciò che vuole essere trovato sia quello che vorrebbe continuare ad essere celato ai nostri occhi. Jeanne Fredac ha camminato adagio lungo le strade della Germania Est, scovando fra gli scomparti di uno spazio inabitato ed impolverato il lascito di quel tempo che fu.

Anish Kapoor ed il MACRO, il MACRO e noi

Il macroscopico ambiente del MACRO. Le opere grandi e la gigantesca installazione. Tutta la sala al piano terra adibita ad immenso laboratorio in cui sperimentare le più recenti invenzioni di Kapoor. E se volessimo abbandonarci ad un’escursione più spontanea, svestita di un senso critico troppo consapevole della sua stessa esistenza, per poter poi recuperare quest’ultimo lungo il sentiero, senza produrre un distacco troppo netto fra la piena sensazione e la sofisticata, mai del tutto soddisfacente elucubrazione? In quel caso cosa ci rimarrebbe di questa mostra, anzi, di questa manciata di ore trascorse in un museo come il MACRO? Il breve viottolo a zig-zag all’esterno dell’ingresso principale è affiancato da alberi. La circoscritta parentesi naturalistica squarcia idealmente il prospetto della struttura intagliandolo in una forma trapezoidale culminante verso gli alti battenti in vetro. Le cime di sottili tronchi solleticano lo spicchio di cielo che vediamo alzando lo sguardo prima di varcare la soglia. Il “salone delle feste” è bianco.

Irrequieto

Giocava nervosamente con le sue mani. Restava fisso a guardare giù, verso strada, incollato con la fronte al profilo tagliente di una sottile listarella delle veneziane azzurre. Si mordicchiava l’indice solamente con la superficie delle labbra segnate da una leggera screpolatura. E quel dito non lo staccava mai dalla sua bocca, nemmeno quando, di tanto in tanto, si allontanava dalla finestra, faceva una giravolta o girava in tondo nella stanza, per poi riapprodare alla sua posizione.

Gianfranco Gorgoni e la vita “scattante”

Ecco la scomparsa graduale del pigro sole che lambisce la larga cresta della Majella. Dall’altro lato, oltre la vallata, osservo lo spettacolo dal privilegiato punto di vista. Siamo sul poggio su cui sorge la chiara dimora nei pressi di Bomba, il paese d’origine di Gianfranco Gorgoni. Il mio ospite m’invita gentilmente ad entrare nell’abitazione e la prima cosa di cui ci troviamo a parlare è l’arredamento di quelle rustiche stanze. Le pietre a vista sulle pareti (quelle, inconfondibili, della zona), la calda ed accogliente austerità inframmezzata da amabili dettagli, la perfetta scabrosità delle superfici; tutto riporta all’originaria essenza abruzzese, ed è come se lì ci trovassimo nel vero ed unico cuore dell’impervia regione, e nella vita parallela di un newyorkese d’adozione. Si nota un’attenzione forte per la materia naturale riplasmata dall’uomo, come nelle immagini della Land Art. Iniziamo a guardare alcuni libri contenenti le sue creature fotografiche.

Memorie ferroviarie

I percorsi abbandonati. Le stazioni morte. Sono lì, nell’entroterra impervio e roccioso, nella radura dolce, a lato del mare, a ridosso dei boschi che già un tempo sembrava impossibile abitare… figuriamoci adesso. Si estendono all’interno di sentieri rurali ed ora sembrano nascondersi a noi ma, una volta, erano investiti dello sguardo di tutti gli abituali passeggeri e placidamente, come sicura presenza, li attorniavano. Nonostante sia esistita un’epoca (niente affatto lontana) in cui tutti quei chilometri di binari erano largamente utilizzati, tutto sommato quegli anditi e quelle lande fatte di terre aspre, di spazi soltanto verdi, di silenziosi porzioni di mondo, dovevano pur sempre conservare il fascino dell’esplorazione. Nel cuore dell’Abruzzo vigeva la legge del segreto mistero, composto di anfratti ed ambigui passaggi che avvolgevano il treno all’esterno della sua struttura, e che forse solo lasciandosi tutto alle spalle, almeno per un po’, e gettandosi nel mezzo di quell’erba, a farsi strada tra rami, sassi, ruscelli e foglie, si poteva arrivare a sfiorare, e magari afferrare.

World Press Photo 2016 a Napoli

In prossimità del lungomare partenopeo, dentro l’eleganza di Villa Pignatelli, sono comparsi, il 4 novembre, centocinquanta scatti di fotoreporter professionisti (tra questi gli italiani Francesco Zizola e Dario Mitidieri). Le immagini arrivano da tutto il mondo e sono state accuratamente scelte dalla Fondazione olandese World Press Photo.

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