“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Roberta Andolfo

“The End of the F***ing World” e la sua poetica riuscita

The End of the F***ing World è una creazione narrativa speciale, fra quelle che invitano ad entrare con molta naturalezza nella dimensione di senso di un’opera creativa, la quale non finirebbe mai per esaurire il suo contenuto di riflessioni, emozioni e dubbi esistenziali, persino alla data dell’ennesima visione del prodotto da cui questi siano veicolati.

“The boys”: prima stagione, prime impressioni

Stagliata contro il panorama delle storie di supereroi, mutanti e paladini della giustizia, la serie The Boys, tratta dall’omonimo fumetto, rappresenta un concetto diverso del sovrumano, o meglio della versione modificata dell’umano. L’idea attinge alla dimensione conosciuta e già storicizzata della serie a fumetti afferente al genere, e girovaga tra quei familiari elementi, fatti di versatili disgrazie e funzionali cliché, di un’ironia che tende la mano alla comicità e al demenziale e di un’evoluzione dei personaggi investita di obblighi morali e positività.

L’arte erudita di Andrea Mantegna a Palazzo Madama

Il mondo di Andrea Mantegna non è facile da penetrare, al pari e spesso in maggiore misura rispetto a quello degli altri principali attori sulla scena artistica e culturale del suo tempo. Così come non semplice risulta la presentazione della sua figura di artista, centrale nella rete dei rapporti con potenti mecenati, letterati e colleghi, e ad un tempo indipendente, come elemento del tutto singolare in relazione a questo nutrito insieme di invenzioni, idee comuni e differenti personalità.

Il “nostro” Joker

Joker. Il farsesco personaggio, e la persona in esso contenuta, che in ogni immaginazione si erge a guida sregolata del nostro più sinistro io, tirando fuori con un maieutico e perverso procedimento psicologico, il marcio sedimentatosi in quella fragile bolla interiore di disperazione, solitudine, invisibilità.
Quell’invisibile che la mimesi del clown, vetusto e insieme eterno feticcio dell’umana ironia del vivere, cerca di trasformare ogni volta in arte, con la grazia del fallimento, dell’impacciata timidezza, del tenero candore che si sforza di non divenire sprezzante vittimismo, arrogante risentimento, pregiudizio nei confronti del mondo intero.

La Hollywood che fu... secondo Tarantino

Un mondo divertente, un mondo lurido, un mondo posticcio, feroce e decadente, morboso quanto effimero. Rick Dalton e Cliff Booth sono le anime, complici eppure estremamente distanti, di questo mondo in cui ci si perde, e di cui ci si prende gioco a un tempo. La realtà delle cose sfugge, ammesso che ne sussista una, e il ciclo delle esistenze sembra girare a vuoto per i due protagonisti e per gli altri attori/non attori che calcano il palcoscenico di una Hollywood traslata sul versante della più diffusa verità, quella condivisa da tutti, così dissimili fra loro, e affiorata nelle vaghe danze prive di uno scopo, appena al di sotto di una superficie spumeggiante di alcool e permeata da un’aria di festa irriducibilmente estiva.

Sensibilità antica e moderna al MANN

Il “salottino” centrale abitato da modelli scultorei e citazioni, all’interno dell’ampio spazio che accoglie al museo, sancisce il concetto di atelier del maestro, officina di idee e di studio incessante, introducendo alla trionfale maestà della Sala della Meridiana, al piano nobile. Si sale, come di consueto, salutando Ferdinando IV di Borbone re di Napoli (Ferdinando I re delle Due Sicilie), il quale veglia sulle ali rampanti del monumentale scalone sotto forma di imponente scultura, proprio alla maniera in cui Antonio Canova l’ha plasmata nel 1800.

Il mondo di BoJack. Perché Mr. Horseman piace così tanto

Quando la serie serializzata costituita da un’evidente trama orizzontale che lega episodi e stagioni, non faceva tutto questo scalpore, ciò accadeva perché di norma essa si esauriva in un procedimento narrativo standardizzato; un ciclico ruotare intorno a pochi elementi, individuabili non tanto in quella specifica serie, quanto più all’interno del genere a cui essa afferiva, con un’attenzione alla qualità dell’arena, al dettaglio ed all’introspezione dei personaggi, generalmente molto minore rispetto ai grandi investimenti del cinema. Tuttavia questo modello televisivo ha fatto storia già da tempi non sospetti, cioè da quelli in cui il racconto a puntate non era ancora il lungometraggio a più riprese e innanzitutto di primordine, se non quando propriamente di classe, a cui oggi sceneggiatori e produttori tendono, almeno nella quasi totalità dei casi.

I De Filippo in mostra: pensieri intorno a teatro e arte

Qui si parla una lingua indistruttibile, si comunica un incanto suadente, mai dimenticato e, in una forma diversa, ancora in pieno corso. E ciò accade perché i De Filippo, scaturiti dall’anima di Scarpetta ed accompagnatori del Novecento, sono arte, e non arte del teatro, del cinema, della scenografia o della poesia, ma arte del tutto, sulla scena e nella vita.

“Coreografia per una mostra”: Mapplethorpe al Madre

La ridefinizione non di confini fra discipline, tra ambiti artistici o culturali, che non possono sussistere se non all’interno di una chiarezza di visione complessiva, ma tra la sottile linea del profilo di un corpo e l’antro fatto di luce od ombra, in cui si risolve tutto ciò che esiste attorno a quest’ultimo. Quello che qui si esplora è tale delimitazione, spinta quel tanto che basti a far comprendere quanto i due elementi finiscano per fondersi pur senza esautorare l’indipendenza del soggetto, indiscusso “archè” della composizione. Entro una simile volumetria abitativa è dunque la forma umana a dettare e costruire lo svolgimento spaziale in sua funzione.

“La favorita”? Tra i film caldamente consigliati

La classe sociale e la reputazione, le ambizioni e le aspettative, il potere ed il servilismo. Ognuna delle componenti che rinsaldano o abbelliscono la facciata della vita pubblica di ogni personaggio è svelata o occultata, mescolata, sacrificata o incondizionatamente accettata come unico scopo e motivo d’esistenza, in una misura relazionata a calcoli estremamente minuziosi. Ed è quasi del tutto naturale che sia sempre il personaggio ad incidere sulla personalità e a plasmare la vita privata dell’individuo, anche se inizialmente potrebbe sembrare il contrario.

Pagina 1 di 8

Sostieni


Facebook