“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Mercoledì, 05 Dicembre 2012 13:08

Niente di nuovo del resto, semplice pensiero birmano

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Tha stava ancora attraversando il fiume Salween quando gli incidenti a Yangon iniziarono. La notizia era arrivata veloce e i passeggeri in barca cominciarono a mormorare tra loro. "Solita solfa" pensava Tha, "da queste parti i ribelli sono più numerosi delle zanzare, ci mancavano poi solo i monaci buddisti a protestare in piazza".

Tha voleva solo tornare a casa dopo una nottata di duro lavoro nei campi. Ad aspettarlo c'era sua moglie Zhue e i piccoli Ming e Yo. Il ricordo della sua famiglia lo accompagnava e distraeva dai disordini che per qualche secondo avevano occupato i suoi pensieri. Il piccolo Yo che gioca con l'acqua, Ming che disegna abiti occidentali e Zhue che prepara un buon pasto caldo. I pensieri felici di Tha si interruppero bruscamente quando si accorse che una barca si accostò alla loro. A bordo, degli uomini armati fino ai denti, dei mercenari o un gruppo di ribelli probabilmente, non certo dei militari a giudicare dai vestiti. “Fermati” urlò uno di questi col fucile puntato sul barcaiolo, “Salite qui, svelti” aggiunse un altro uomo armato. Tutti, Tha compreso, obbedirono. “Dove ci portate” chiese una donna. La risposta che ottenne fu una sberla ben assestata sulla guancia destra. Gli uomini a bordo, ormai coscienti di essere prigionieri di un atto terroristico, cominciarono ad andare nel panico. C'era chi piangeva, chi pregava, chi rimase pietrificato e poi c'era Tha. Iniziò a pensare che quello non era un giorno come tutti gli altri, almeno per lui. Stavolta avrebbe vissuto in prima persona i fatti che ogni giorno andava ascoltando a lavoro e al villaggio. Stavolta forse avrebbe fatto la fine di tutti quegli altri che erano stati presenti durante le rivolte in città. "Non vedrò mai più la mia famiglia" pensava. La barca arrivò a destinazione, una alla volta furono fatti scendere i passeggeri. In tanto Tha pensava ad un piano di fuga: "potrei scattare facilmente, sono un uomo giovane e forte, un gran lavoratore, mi disperderei nella foresta velocemente e da lì attraverserei l'intero villaggio fino a giungere dall'altra parte della città e riabbracciare mia moglie e i miei figli". Non esitò oltre, iniziò a correre e si infilò tra gli alberi. Certo, il rischio era grande e Tha ne era cosciente. Sapeva benissimo che un colpo lo avrebbe potuto raggiungere anche a 50 metri di distanza, ma ormai era partito e gli alberi e gli enormi cespugli lo coprivano ampiamente rendendolo invisibile agli assalitori che, dopo qualche urlo e qualche colpo sparato nel vuoto, desistettero dall'inseguirlo. Ciò che Tha non sapeva però è che quella foresta nascondeva un campo minato. Quando rallentò la corsa perchè ormai al sicuro ricordò che quella vasta distesa di verde era il suo parco giochi preferito da bambino. Le rampicate sugli alberi con i suoi coetanei, le cacce agli strani animali nei cespugli. Questi ed altri ricordi si affollavano spensierati nella testa di Tha mentre un improvviso botto esplose dalla terra sotto i suoi piedi.

 

L'ULTIMO VIAGGIO DI THA

Cosa è stato?! Cos'era quel frastuono assurdo?! Ma dove sto andando, non capisco. Mi sembra di volare. Guarda, sono su un albero! Quegli scoiattoli sono spaventati. Piccolini, avete avuto paura anche voi del botto, non è così? State tranquilli, adesso è passato. Ma ... cosa succede, continuo a salire, mi gira la testa, si muove da sola, non riesco a controllarla. Vedo il cielo, che bella giornata. Sarebbe perfetto se adesso fossero qui Zhoe e i bambini. E' da tanto che non escono a prendere un po’ d'aria all'aperto per colpa della violenza che si scatena ogni giorno in tutto il paese. Questa maledetta guerra non finirà mai, a pensarci bene forse non è nemmeno mai iniziata, è sempre esistita. E adesso? Cosa succede? La mia testa continua a girare, ma.... cosa diavolo sta succedendo?! Ho come la sensazione che stia iniziando a scendere giù. Per la miseria, ma quello li per terra è un uomo decapitato. Cavolo, gli vado addosso, sto cadendo. Aiuto. Qualcuno mi aiuti! Aspetta un attimo! Ma quello è il mio corpo. Come è possibile, io sono qui, in volo, e vedo il mio corpo disteso per terra con le membra sparse dappertutto. Sto cadendo e ...!

 

CONCLUSIONE

Una terribile e violentissima esplosione aveva fatto saltare letteralmente la testa del povero Tha, spazzando via anche braccia e gambe. Aveva calpestato una delle tante mine antiuomo disseminate lungo la foresta. La sua testa insanguinata ora giaceva nell'erba senza vita lontana qualche metro da quel corpo che l’aveva sorretta fino a poco prima. Tra le foglie e le macchie di sangue si intravedeva ancora chiara l'espressione del suo volto. Un'espressione di stupore, come di chi non era riuscito a capire cosa fosse successo nonostante lo sforzo profuso a pensarci.

Niente di nuovo del resto, semplice pensiero birmano.

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