“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Sabato, 27 Aprile 2013 20:15

L'Olandese e il suo equipaggio approdano al San Carlo

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Blasfemia, tempeste di mare, cupio dissolvi, nichilismo, fantasmi, redenzione: Der Fliegende Holländer di Richard Wagner.
Opera in tre atti rappresentata per la priva volta a Dresda il 2 gennaio 1843, scelta dal Teatro San Carlo di Napoli per celebrare il bicentenario della nascita del compositore tedesco (22 maggio 1813), coetaneo di Giuseppe Verdi (nato il 10 ottobre dello stesso anno).
L’opera di Wagner, della quale il musicista è anche il librettista, è imperniata sulla leggenda nordeuropea dell’Olandese Volante e del vascello fantasma: secondo varie versioni della leggenda l’Olandese, identificato con il capitano Bernard Fokke o con il capitano Vanderdecken, a capo del proprio vascello fantasma, sarebbe condannato a un duraturo e implacabile destino avverso.

Secondo la principale versione l'Olandese Volante si macchiò di blasfemia insultando Dio e sfidandolo ad affondare la nave durante una terribile tempesta. A causa della bestemmia Dio tramutò il capitano e l’equipaggio in fantasmi, condannandoli a navigare per l’eternità, senza poter ritornare a casa. Per un’altra versione della leggenda il capitano avrebbe peccato di hýbris: durante una tempesta avrebbe giurato di voler in ogni caso superare il Capo di Buona Speranza, anche a costo di dover navigare in eterno. Secondo altri il vascello sarebbe partito da Amsterdam per conto della Compagnia delle Indie con un carico da trasportare a Giava. L’impavido capitano Vanderdecken e il suo equipaggio nei pressi del Capo di Buona Speranza sarebbero stati colpiti da una terribile tempesta. Vanderdecken non ascoltò una voce che lo implorava d'invertire la rotta, ma bestemmiò e invocò il Diavolo, promettendogli che, se fosse riuscito a doppiare il Capo, avrebbe potuto prendere la sua anima nell’Ultimo giorno. La nave naufragò e l’intero equipaggio perì. Tutti, però, furono rifiutati dalla Morte e condannati ad errare per i mari in eterno con la nave fantasma.
Questa la storia intorno alla quale è imperniata l’opera di Wagner; il compositore tedesco vi aggiunge un tema a lui assai caro, centrale in tutta la sua produzione: la redenzione.
Un Angelo ha concesso all’Olandese di naufragare una volta ogni sette anni e, se riuscirà a trovare una moglie che gli sarà fedele per l’eternità, la maledizione cesserà.
L’opera inizia descrivendo proprio i primi momenti della momentanea tregua della maledizione dell’eterno vagare: l’olandese approda, a seguito dell’ennesima tempesta, sulle coste della Norvegia.
Il naufragio per lui è dunque possibilità di rinascita, non epilogo di grave crisi.
L’olandese – nell’opera non ha un nome proprio – narra la sua triste storia, la sua maledizione, la possibilità di redenzione, promessagli da un Angelo, rimasta finora un vagheggiato quanto irrealizzato sogno. Esprime il suo tormento: l’impossibilità di morire, la dannazione all’eternità, all’eterno vagare. Gli resta un’unica possibilità: il mondo dovrà pur finire un giorno, dovrà pur scoccare il Giorno del Giudizio e con esso la sua maledizione, la sua eterna tragedia, avrà fine. Un delirio nichilista.
Un’esaltazione al Nulla, letterariamente e musicalmente avvolgente, è il tema del lungo monologo dell’Olandese dell’atto I.
Il capitano, appreso che Daland ha una figlia nubile, intravede la possibile fine della maledizione; Daland, colpito dalle ricchezze del capitano, gli accorda immediatamente la mano. Senta, figlia di Daland, trascorre le sue giornate osservando un ritratto: è la tormentata effige dell’Olandese Volante, che vuole redimere ad ogni costo. Canta alla nutrice Mary e alle ragazze che tessono nella sua casa la storia dell’Olandese, dichiarando a tutte la sua volontà di salvarlo.
La ballata del II atto di Senta è il nucleo originario dal quale è germinata, musicalmente e letterariamente, l’intera opera.
Senta ha un fidanzato: un petulante e insignificante cacciatore, Erik. Questi le narra un suo incubo: Daland presentava a Senta uno straniero che la portava con sé in mare. Daland effettivamente si reca da Senta: tra la ragazza e l’oscuro capitano piomba un silenzio assordante. I due si guardano (gli sguardi in Wagner e la loro trasposizione musicale sono più eloquenti di mille parole: si pensi allo sguardo del finale del I atto del Tristan und Isolde), poi, finalmente, parlano prima a se stessi, poi tra loro: l’Olandese sente di poter di nuovo sperare. Senta vede nell’Olandese proprio l’uomo del ritratto, quello che ha giurato di voler salvare. La ragazza giura all’Olandese fedeltà in eterno: il matrimonio s’ha da fare.
Si festeggia; gli allegri marinai di Daland invitano l’equipaggio dell’Olandese ad unirsi ai loro canti e balli; dall’equipaggio del vascello nessuna risposta, nessun cenno di vita. Silenzio. Nessuna luce. Sollecitati più volte, dal vascello si vedono dei fantasmi: i marinai gioiosi di Daland atterriscono. La muta e tenebrosa ciurma del vascello arrivato da chissà quale mare è composta da fantasmi!
Un tempesta disperde tutti.
Senta arriva inseguita da Erik che la rimprovera per le nozze con il misterioso Olandese; i due sono scorti dall’Olandese, il quale, sentendosi nuovamente tradito, intende salpare. Racconta a Daland, a Senta e ai suoi marinari di essere l’Olandese Volante, l’uomo maledetto da Dio e dannato a errare in eterno, causa di sventure per le donne che innumerevoli volte lo hanno amato e poi lo hanno tradito. La nave salpa e Senta si tuffa tra i flutti per redimere l’amato Olandese morendo annegata: il suo olocausto pone fine alla maledizione dell’Olandese e del suo vascello.
A undici anni dall’ultima messa in scena di Der Fliegende Holländer, il San Carlo sceglie proprio quest’opera giovanile (1843) per celebrare il bicentenario della nascita del compositore di Lipsia.
Piaccia o meno – Wagner generalmente non ammette mezze misure: lo si ama o lo si odia – la storia della musica si può dividere in due ere: un prima Wagner e un dopo Wagner.
Il dopo è contrassegnato dalla coesistenza/scontro tra ammiratori, epigoni, emuli, denigratori della sua arte musicale e non solo: è concepibile la psicanalisi di Sigmund Freud senza il III atto di Die Walküre? La gran parte della produzione letteraria di Thomas Mann senza la suggestione wagneriana? La filosofia di Nietzsche?
Nell’anno del bicentenario il Teatro San Carlo affida la direzione musicale dello spettacolo a Stefan Anton Reck, bacchetta esperta, efficace nell’evocare le tempeste orchestrali e corali, anche grazie al preziosissimo contributo dell’ottimo coro, diretto da Salvatore Caputo, con risultati lusinghieri.
La regia, le scene e i costumi dello spettacolo, di estrema raffinatezza e fedeltà al testo, sono firmati dal regista greco-francese Jannis Kokkos: le scene evocano le tenebre in cui è stata scaraventata l’anima del protagonista e dei suoi compagni di sventura.
La terribile tempesta di mare che apre l’opera è resa magnificamente attraverso gli antichi artifizi scenografici corredati da essenziali proiezioni; il palcoscenico è illusoriamente ampliato da uno specchio inclinato che raddoppia i personaggi.
Nei panni del capitano maledetto si sono alternati Juha Uusitalo e Jalun Zhang: il primo ha sopperito a una vocalità apparsa eccessivamente logora, ad una linea di canto spesso fuori controllo, con l’espressività della sua interpretazione.
Jalun Zhang, voce rotonda, scura, ben emessa, ha delineato un Olandese meno efficace dal punto di vista interpretativo rispetto a Uusitalo, ma vocalmente sicuro, con voce scura e ben timbrata.
Senta ha avuto la voce di Elisabete Matos e Jennifer Wilson: la Matos ha sfoggiato acuti lucenti come lame; la Wilson ha trovato il suo punto di forza in una linea di canto ben cesellata e in una voce omogenea in tutti i registri e dall’ampio volume.
Sicuro il Daland di Stanislav Shvets, così come l’Erik, dalla voce baldanzosa, di Will Hartmann.
Buone le parti secondarie; una menzione speciale merita Elena Zilio, artista lirica dalla lunga carriera e dalla innegabile classe: a lei era riservato il ruolo dell’anziana nutrice Mary.
Il coro del San Carlo continua a stupire: la qualità vocale, le dinamiche della fusione sonora tra le voci hanno trovato in occasione di questa produzione lirica una delle prove migliori dell’anno. La stagione del San Carlo prosegue dunque nel segno di una qualità crescente.
Forse i wagneriani – giusto per rifarsi a vecchie categorie di melomani – avrebbero desiderato leggere nella programmazione qualche altro titolo del loro idolo, considerato che il grande compositore amò soggiornare e comporre a Napoli e che all’eterno rivale il San Carlo ha dedicato La traviata inaugurale, la Messa da Requiem e si appresta a mettere in scena Rigoletto. Ma si sa: non è possibile parlare di Wagner in Italia senza avvertire la necessità, quasi innata, di contrapporlo al Genius loci ed eterno rivale Verdi, soprattutto nell’anno del doppio bicentenario!
Ma queste contrapposizioni, sterili e riduttive al pari di tante altre, nell’ora delle larghe intese hanno almeno un merito: testare la vitalità dell’opera.
A dar fuoco alle polveri ci ha già pensato il Teatro alla Scala inaugurando la stagione del bicentenario verdiano con Lohengrin di… Wagner! Al San Carlo, al momento, Verdi batte Wagner per 3 (Traviata e Rigoletto, Messa da Requiem) a 1!

 

 

 

Der Fliegende Holländer (L'Olandese Volante)
musica e libretto Richard Wagner
direttore Stefan Anton Reck
regia, scene e costumi Jannis Kokkos
ripresa da Stephan Groegler e Gianni Marras
luci Guido Levi
riprese da Daniele Naldi
regia video Eric Duranteau
maestro del coro Salvatore Caputo
produzione Fondazione Comunale di Bologna
durata 3h
L’Olandese Juha Uusitalo (21/04) / Jalun Zhang (26/04), Daland Stanislav Shvets, Erik Will Hartmann, Senta Elisabete Matos (21/04) / Jennifer Wilson (26/04), Mary, la nutrice Elena Zilio, Steuermann Enzo Peroni
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Napoli, Teatro San Carlo, 21 e 26 aprile 2013
in scena dal 19 al 28 aprile 2013

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