“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Lunedì, 08 Aprile 2013 08:57

L'acaro nell'orecchio

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Octocrura è il mini-lp di esordio per i livornesi D8 Dimension, band di sei elementi dedita all’alternative metal con declinazioni industrial. Va subito detto che ci troviamo di fronte a un prodotto ottimamente realizzato, ben suonato e ancor meglio arrangiato, dall’esito notevole. La qualità del suono non ha nulla da invidiare alle produzioni internazionali, le composizioni sono curate e articolate e non mostrano ingenuità o prolissità che a volte segnano gli esordi dei gruppi italiani intenti a cimentarsi con generi ben codificati, come il nu-metal e le numerose varianti che lo contraddistinguono.

La voce di Andrea Tempestini non tradisce la provenienza italiana della band, il suo inglese è pressoché perfetto, ma la cosa che più stupisce è una versatilità interpretativa che gli permette di adoperare registri diversi a seconda dei differenti umori che caratterizzano le songs.
Si parte con Vrock, potenziale singolo che unisce una vigorosa cantabilità ad una ritmica potente, in cui compare anche un breve assolo eighties. Inferno rappresenta bene le qualità del gruppo, rispettando i consueti cambi di ritmo e di linee vocali, scandito da ponti 'electro' e con un prefinale strumentale oscuramente inquietante: tutto ciò a sostegno di una presa di coscienza che non si può cambiare il sistema se ci si limita a criticarlo dal divano di casa propria, magari ascoltando i soliti falsi profeti catodici che imboniscono il pubblico. Una visione critica che è anche alla base di Industrial, dove il titolo rimanda non solo per analogia alla matrice rumoristica del suono, ma anche letteralmente alla dimensione massificante dello sfruttamento operaio (“Tornati indietro ai secoli passati / uomini come macchine / catene indistruttibili / siete bestie da soma / non potete respirare o sudare / è tempo per una re-evoluzione”), mentre la musica rende bene il senso di masse forzate alla catena di montaggio, per poi implodere nella de-evoluzione finale (“E ora uniamoci / e gettate via le paure che vi bloccano / questo è l’antidoto all’odore dell’assoggettamento / teniamo duro / adesso il divertimento è finito / la rivolta avanza / fottetevi”).
Dopo il breve intermezzo strumentale eponimo l’ascolto prosegue con Poisoned Hamster, dialogo tra un paziente psichiatrico e il suo medico, in cui la follia dapprima citata su scala macro si focalizza sul singolo e sull’incapacità di adeguarsi ad un’esistenza “normale”, ridotti come siamo a pericolose cavie costrette ad una corsa perenne e insensata (“Tentando di portare silenzio nella mia testa / cado di nuovo / e intrappolato in queste gabbie mentali / correndo in una ruota acida / tu non puoi afferrarmi / io ti morderei / non sono come un criceto drogato”). La leggenda di Gunmouth è quella di un duro che va a vedere la sua donna esibirsi in un locale e dopo averla amata con passione viene freddato a tradimento da qualche rivale, una vera e propria mini sceneggiatura – per ammissione degli stessi D8 Dimension – dal sapore fortemente noir. Anche la musica si intossica di accenti lievemente blues, memore del grunge più discinto di Soundgarden e Afghan Whigs. L’insofferenza verso i dogmi imposti segna la litania agnostica di S.O.M.E., con la voce doppiata e il cantato che alterna una sinuosa cadenza a furiose declamazioni. La coda del brano nasconde due minuti ancora di pulsazioni noise, segno che la creatura dell’artwork non è un semplice acaro ingrandito, ma un cyborg alieno pronto a prendere possesso delle nostre menti (e orecchie).

 

 

D8 Dimension
Octocrura
Andrea "Tepe" Tempestini
  voce
Tyo Crayon chitarra
Mik Barbieri chitarra
Leandro "Flame" Risaliti basso
Michael Mammoli batteria
Alu.X synth/samples
Ryo loops, synths, electron ics
produzione D8 Dimension 2012
post-produzione, mixaggio, masterizzazione D8 Dimension, Ryu
Tracklist 1. Vrock; 2. Inferno; 3. Industrial; 4. Octocrura; 5. Poisoned Hamster; 6. Gunmouth; 7. S.O.M.E.

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