“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Sabato, 06 Aprile 2013 02:47

Enigmatici amori nel deserto

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Kan Ya Ma Kan è un rompicapo. Matita e gomma per cancellare, provo a risolverlo. Alcune cose sono chiare: è uno spettacolo ispirato alle fiabe palestinesi e a quelle arabe. Racconta di un principe e di una principessa nel deserto, ognuno impegnato nel proprio viaggio. Il principe e la principessa incontrano il Ghoul, mostro oscuro e maligno. Cosa sia successo alla principessa e al principe mi è tuttora sconosciuto.

È proprio qui che mi serve tutto il mio cervello e gli attrezzi di cancelleria. A rendere difficile l’impresa è, in primis, la struttura dello spettacolo, organizzato come un videogioco, a livelli. Obbiettivo da raggiungere, sia per il principe che per la principessa, è la conquista dell’amore. Bella trovata! Solo che ad un certo punto c’è stato un “game over” e la partita è ricominciata. Cos’è successo? Questo deve essere un elemento importante e me lo sono perso, eppure ero così attenta. Sarà stata colpa del Ghoul. Il Ghoul, mostro ma anche uomo, il lato oscuro di ognuno con il quale prima o poi entriamo in contatto, anche se siamo principi o principesse, anche se a proteggerci ci sono sette porte e una è di ferro.
La principessa ha un padre terribile, certamente un Ghoul, che mangia cavalli vivi appesi per la testa sopra il suo letto. Lei fa qualcosa e si nasconde, spara a qualcuno con una pistola di plastica da videogioco
e poi si infila sotto una coperta. Il principe stringe un patto col Ghoul, con la sua forza resiste al caldo del deserto e sconfigge i nemici. Lo cavalca e incontra la principessa. I due si amano ma lei è stata già promessa ad un altro. È la parte più bella dello spettacolo, sia il personaggio gobbo che viene fuori dall’unione del principe e del mostro, sia la scena d’amore tra i due giovani. Di grande effetto. Il principe però se ne va. La principessa, poco prima, ci aveva raccontato di avere ricevuto la testa di un suo amante di ceto sociale più basso, non degno di lei. Quella testa è la maschera di Iron Man e i suoi occhi sono due lucine colorate. Ora mi verrebbe di cancellare questo particolare ma magari ha un senso, lo tengo in sospeso, come i fiocchi di neve che cadono dal cielo, proprio in mezzo al deserto. È il miracolo che avviene. Ma perché deve avvenire un miracolo?
Ci sono delle buone idee in questo spettacolo messo in scena da Luisa Guarro, ma forse sono così tante che sgretolano la storia e mi hanno impedito di seguirla bene e capirla pienamente. È accaduto ieri e non so ancora a cosa ho assistito. Mi è piaciuto il modo in cui il Ghoul si è presentato, donna e uomo allo stesso momento e le luci gialle che con il loro infuocarsi e poi lentamente spegnersi hanno ricreato l’aria del deserto. Il videogame con gli obbiettivi da raggiungere potrebbe essere metafora di una vita già scritta, decisa da qualcun altro. Matrimoni programmati dai genitori, uomini che devono per forza mostrarsi eroi, tutto sembra solo accennato, messo lì nel caso in cui uno spettatore di passaggio si accorgesse che la rappresentazione voleva parlare di questo.
Con tutti i miei dubbi parlo del nulla, di quello che, forse, avrebbe potuto essere lo spettacolo che i miei sensi non hanno colto. Kan Ya Ma Kan avrebbe potuto essere una pietra preziosa, un tesoro d’oriente che invece è rimasto un sassolino del deserto, magari finito fastidiosamente in un calzare. Non sempre in teatro avviene la magia, anche quando gli ingredienti sembrano esserci tutti. Ripongo matita e gomma per cancellare, aspetterò le soluzioni nel prossimo numero.

 

 

Kan Ya Ma Kan
scritto e diretto da
Luisa Guarro
ispirato a Palestina Fiabe
a cura di
Wasim Dahmash
ed a Fiabe dal mondo Arabo
a cura di
Inea Bushnaq
consulente culturale Omar Suleiman
con Ettore Nigro, Antonio Grimaldi, Loretta Palo, Omar Suleiman
disegno luci Paco Summonte
tecnico del suono Paolo Petraroli
progetto e realizzazione video Mauro Rescigno e Alessandro Papa
scenografia Antonella Di Martino, Omar Suleiman
Napoli, Teatro Elicantropo, 4 aprile 2013
in scena dal 4 al 7 aprile 2013

 

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